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Vue d'Optique

The Pyramids of Egypt: a Day-and-Night Optical View

PROBST, Georg Balthasar · Augsburg, Georg Balthasar Probst, 1770
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The Pyramids of Egypt: a Day-and-Night Optical View
€ 900≈ US$ 1.000 · cambio del 28 ottobre 2026
Disponibile
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Macro-categoriaGiochi Antichi e Pre-cinema
SottocategoriaVue d'optique
AutorePROBST, Georg Balthasar
Luogo di fabbricazioneAugsburg
Editore / FabbricanteGeorg Balthasar Probst
Anno1770

fuoco sulla torre, oro sul fiume

le Piramidi d’Egitto di Probst,

una veduta ottica di Augsburg preparata per volgere il giorno in notte

[Vue d’optique.] Probst, Georg Balthasar (1732-1801), editore. Pyramides Aegyptiae, miraculum mundi tertium. Les Pyramides de l’Egypte, troisiéme miracle du Monde. I Pyramidi d’Egitto, il terzo miracolo del Mondo. Die Egyptischen Pyramiden, dritte Wunderwerck der Welt. Augsburg: Georg Balthasar Probst, ca. 1770.

Acquaforte e bulino colorati a mano su carta, il foglio rifilato entro la battuta della lastra (405 × 295 mm) e applicato su un sottile cartoncino opaco con strisce perimetrali. Didascalia quadrilingue su due colonne sotto l’immagine, completa; mancano il titolo rovesciato, il numero di tavola, la designazione della serie e l’indirizzo editoriale che si leggono negli esemplari a pieni margini. Preparata al verso per la luce trasmessa: il supporto è asportato lungo il busto sull’altare centrale e lungo la fascia del fiume, anche il fuoco sulla torre è aperto alla luce, i contorni dei monumenti sono traforati da file di piccoli tagli triangolari, qua e là con fori rotondi e brevi fessure, e diverse file sono velate al verso di rosso e di verde azzurro. Antico titolo manoscritto a inchiostro bruno al verso, “Les pÿremÿdes d’Elegÿpte [sic] troiseieme [sic] miralle [sic] du monde”.

Clicca per esplorare l’effetto giorno/notte

Una veduta ottica colorata a mano delle Piramidi d’Egitto, terza tavola della serie delle Meraviglie del mondo pubblicata ad Augsburg da Georg Balthasar Probst, preparata in epoca antica come trasparente per il giorno e la notte. Con la luce frontale, il cantiere delle piramidi si stende in pieno giorno, gremito di muratori, portatori e soldati. In controluce, il fuoco sulla torre a spirale divampa, il fiume si fa d’oro, il busto sull’altare diventa una fiamma, e obelischi e piramide si disegnano in punti di luce bianca, rossa e verde. La preparazione si conserva intatta e funziona ancora.

La scena è un’immaginaria piazza egizia in costruzione, chiusa da monumenti. A sinistra si leva una grande torre rotonda a piani digradanti, percorsa da una rampa a spirale su cui salgono i portatori con i loro carichi, aperta alla base da un arco e coronata da un fuoco che sprigiona una densa nube di fumo; alle sue spalle si erge un alto obelisco coperto di pseudogeroglifici. In lontananza, su un colle roccioso, una torre rotonda con guglia conica sta sorgendo da un’impalcatura di legno. Più a destra chiudono la veduta un obelisco traforato da un alto arco e coronato da una piccola statua, un secondo obelisco su base a gradini, un fiume con una barca a vela, una città e una catena di monti. A destra un obelisco decorato con finale a sfera sorge accanto a una grande piramide a gradoni su un alto basamento, in cui si apre una porta ad arco. Al centro un busto barbuto poggia su un grande altare a gradini, il cui riquadro reca lettere pseudogreche e un serpente.

In primo piano un re coronato in manto rosso, lo scettro in mano, esamina il disegno di un monumento che due uomini gli presentano. Attorno a loro i muratori squadrano i blocchi, una donna, appoggiata a un blocco, posa il capo sulla mano, e due portatori sorreggono una lastra sopra la testa; a destra, sotto una tettoia di legno, uno scalpellino cala il martello, un manovale lavora con la zappa in una vasca e una donna porta un secchio. Soldati con lance e scudi, una dama con il parasole, un cavaliere e animali da soma carichi animano la piazza, e sul davanti giace a terra un capitello scolpito.

Come ogni vue d’optique, la stampa era destinata a essere osservata attraverso una lente, nello zograscopio da salotto o nella cassetta del mostravedute ambulante. Questo esemplare si presta anche alla visione notturna. Con la luce frontale mostra il cantiere di giorno; quando si oscura il davanti e si pone una candela o una lucerna dietro il foglio, la scena volge alla notte. Il fuoco sulla torre divampa, il fiume si riempie di luce dorata e il busto risplende come una fiamma, con le linee incise ancora leggibili. File di punti bianchi disegnano gli obelischi, la piramide e la guglia, mentre luci rosse e verdi corrono lungo i piani della torre, i gradini dell’altare e le basi dei monumenti. Cielo, piazza e figure sprofondano nel buio.

L’effetto fu ottenuto al verso. Il cartoncino di supporto venne asportato lungo il busto e il fiume, così che la luce attraversasse soltanto la carta stampata; i bordi delle parti ritagliate risaltano in leggero rilievo sul retro. Le perforazioni passano attraverso stampa e supporto, e diverse file furono velate di colore. Il titolo manoscritto sul retro, che ricopia la riga francese della didascalia, permetteva all’operatore di riconoscere la veduta dal rovescio, dove il soggetto non è visibile, mentre preparava o cambiava lo spettacolo.

Le vedute ottiche furono stampate in gran numero e largamente smerciate nella seconda metà del Settecento. Prodotte soprattutto a Londra, Parigi, Bassano e Augsburg, servivano da svago e da finestra su luoghi lontani: si godevano in casa con lo zograscopio e per le strade nel mondo nuovo dei mostravedute girovaghi. Dalla metà degli anni Sessanta del Settecento Augsburg divenne uno dei centri principali del genere, e i suoi editori si rivolgevano a una clientela europea.

Le vedute comuni venivano spesso trasformate in scene notturne. Pungendo e ritagliando i fogli, foderandoli con seta colorata o carta traslucida e alternando poi la luce frontale a quella posteriore, un solo foglio poteva mostrare la stessa scena di giorno e di notte. Una serie di sessantanove vedute, attribuita dalla biblioteca ad Augsburg e montata a rotolo nella seconda metà del Settecento, oggi alla Biblioteca Casanatense di Roma, è interamente preparata in questo modo per la visione notturna; e un mondo nuovo milanese del 1792, conservato alla Cinémathèque française, custodisce ancora le sue quindici incisioni colorate a mano, in gran parte perforate, insieme agli sportelli che lasciavano entrare la luce dal davanti e da dietro.

Delle sette meraviglie restano in piedi soltanto le piramidi di Giza, eppure la tavola non deve nulla al loro aspetto reale. La sua architettura richiama la stampa che apre gli Octo mundi miracula di Philips Galle, incisi su disegno di Maarten van Heemskerck e pubblicati ad Anversa nel 1572, dove compaiono già la fornace ardente con aperture ad arco alla base, qui cresciuta fino a diventare la torre a piani con la rampa a spirale, l’esile obelisco coronato da una statua, la piramide a gradoni con la porta ad arco, l’obelisco con il finale a sfera e il re coronato che ispeziona i lavori con lo scettro. La tavola di Augsburg tralascia il faraone seduto di Galle e l’aquila che reca il sandalo di Rodopi, e aggiunge gli architetti con il loro disegno, il busto sull’altare, la guglia sul colle e la tettoia dei muratori. Una copia in controparte con didascalia francese, “Les Piramides d’Egipte regardés comme une des merveilles du Monde”, fu pubblicata a Parigi da Louis-Joseph Mondhare; un esemplare si conserva al Musée de l’Image di Épinal. Il fuoco che in Galle cuoce i mattoni diventa, in controluce, la luce più viva della scena notturna.

Georg Balthasar Probst (1732-1801) apparteneva alla famiglia di editori di stampe di Augsburg nata dall’impresa di Jeremias Wolff (1663-1724), proseguita dal genero Johann Balthasar Probst (1673-1750). Dopo il 1750 la ditta fu divisa fra gli eredi, e Georg Balthasar pubblicò a proprio nome, con privilegio imperiale. Le sue vedute ottiche, numerate e con didascalie in più lingue, superano i 400 fogli; il loro catalogo è stato redatto da S. von Kapff (2010).

Le Meraviglie del mondo comprendono sette tavole numerate da 161 a 167: le Mura di Babilonia, il Colosso di Rodi, le Piramidi d’Egitto, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Diana a Efeso, l’anfiteatro romano e il Faro di Alessandria, e ciascuna didascalia dichiara il proprio posto nella sequenza. Gli esemplari a pieni margini, come quello della Bibliothèque nationale de France, recano sopra l’immagine il titolo rovesciato “LES PYRAMIDES DE L EGYPTE” e il numero 163, e sotto “Med. Fol:° N°. 43”, “Cum Gratia et Privilegio Sac: Cæs: Majestatis” e “Georg Balthasar Probst, excud. A.V.”.

Condizioni: Foglio rifilato entro la battuta della lastra; quattro piccoli fori rotondi di antichi fissaggi nella fascia della didascalia, che toccano alcune lettere; una sottile piega verticale al centro del foglio; alcune piccole abrasioni in primo piano; lievi macchie nel fiume; bordi leggermente irregolari con piccole mancanze al piede, margini rinforzati al verso. Colori freschi e vivaci; l’effetto notturno perfettamente funzionante.

Provenienza: Antico titolo manoscritto in francese al verso, indizio di un uso in ambiente francofono.

Censimento: Parigi, Bibliothèque nationale de France, Département des Estampes et de la photographie, LI-72 (9)-FOL, esemplare a pieni margini.

Bibliografia: S. von Kapff, Guckkastenbilder aus dem Augsburger Verlag von Georg Balthasar Probst (1732-1801): Gesamtkatalog, Weißenhorn: Konrad, 2010; P. Galle da M. van Heemskerck, Octo mundi miracula, Antwerp: Philips Galle, 1572, tav. 1 (New Hollstein Dutch, Galle, 478); C. A. Zotti Minici (a cura di), Il mondo nuovo: le meraviglie della visione dal ’700 alla nascita del cinema, Milan: Mazzotta, 1988; A. Milano (a cura di), Viaggio in Europa attraverso le vues d’optique, Milan: Mazzotta, 1990; R. Balzer, Peepshows: A Visual History, New York: Harry N. Abrams, 1998; R. Hyde, Paper Peepshows: The Jacqueline and Jonathan Gestetner Collection, Woodbridge: Antique Collectors’ Club, 2015.