The Pharos of Alexandria: a Day-and-Night Optical View










| Macro-categoria | Giochi Antichi e Pre-cinema |
| Sottocategoria | Vue d'optique |
| Autore | PROBST, Georg Balthasar |
| Luogo di fabbricazione | Augsburg |
| Editore / Fabbricante | Georg Balthasar Probst |
| Anno | 1770 |
il faro arde, il mare si fa d’oro
il Faro di Alessandria di Probst,
una veduta ottica di Augsburg predisposta per volgere il giorno in notte
[Vue d’optique.] Probst, Georg Balthasar (1732-1801), editore. Pharus Aegypti Alexandrina, miraculum mundi septimum. Phare de l’Egypte, septiéme miracle du Monde. Pharo d’Egitto, settimo miracolo del Mondo. Der hoche Egyptische Feuer Thurn, siebende Wunderwerck der Welt. Augsburg: Georg Balthasar Probst, ca. 1770.
Acquaforte e bulino colorati a mano su carta, il foglio rifilato entro la battuta della lastra (405 × 295 mm) e applicato su cartoncino spesso mediante strisce perimetrali. Sotto l’immagine resta soltanto la prima riga della didascalia in quattro lingue, in latino e in italiano; la riga in francese e tedesco, l’indicazione della serie e l’indirizzo editoriale che compaiono negli esemplari a pieni margini sono andati perduti con la rifilatura, e del titolo speculare e del numero di tavola sopra l’immagine sopravvivono soltanto i piedi delle lettere. Il foglio è preparato al verso per la visione in luce trasmessa: le arcate, le cornici e la rampa a spirale del faro sono aperte da file di piccoli tagli triangolari, il cielo è forato a punta d’ago a formare le stelle, il fuoco, la luna e l’intera superficie del mare sono predisposti a lasciar passare la luce, e file di brevi fessure si aprono dietro le finestre e lungo il parapetto a destra, molte delle quali acquerellate al verso in rosso e verde-azzurro. Antico titolo manoscritto a inchiostro bruno al verso, “Phare des L’Egÿpte Septieme miralle [sic] du monde”.
Clicca per esplorare l’effetto giorno/notte
Veduta ottica colorata a mano del Faro di Alessandria, settima tavola della serie delle Meraviglie del Mondo pubblicata ad Augsburg da Georg Balthasar Probst, preparata in epoca antica come trasparente per l’effetto giorno e notte. Illuminata frontalmente, la stampa mostra il porto nella luce del giorno, con il faro che arde sulla sua isola rocciosa sopra una sinuosa strada rialzata e navi alla fonda. Illuminata da tergo, il fuoco divampa, il mare si fa d’oro, la torre si disegna in punti di luce bianca e le finestre della città si accendono di rosso, di verde e di bianco. La preparazione è giunta intatta e funziona ancora.
A sinistra, su un’isola rocciosa, si leva il faro: un’ampia base circolare aperta da arcate sorregge una torre cilindrica avvolta da una rampa a spirale e coronata da una lanterna a cupola, dalla quale grandi fiamme si sprigionano verso destra e una nube di fumo verso sinistra. Ai piedi della roccia un villaggio sorge su una verde collina e una città murata, con una chiesa dalla guglia aguzza, apre sull’acqua le sue porte ad arco. Da una torre rotonda con porta ad arco, all’estremità della città, una lunga strada rialzata su piloni, percorsa da qualche passante, si snoda attraverso il porto verso una fortezza su un’isola. Più oltre si stendono una città su isole, con cupole e torri, e una catena di monti. A destra alcune rovine, con una colonna ancora in piedi, coronano una verde scogliera, una vedetta sventola da una torre uno stendardo rosso e un alto muro si apre in una porta ad arco.
Nel porto una grande nave dalla poppa intagliata è ormeggiata a una banchina a gradoni, dove un facchino porta una balla sul capo e un uomo ai piedi della scalinata leva le braccia verso il vascello. Su una terrazza in primo piano tre figure si volgono verso il porto: un guerriero con lo scudo, visto di spalle, un cavaliere con elmo piumato e fascia rossa e un vecchio barbuto in veste verde; a sinistra, sotto un albero, alcuni soldati con un’alabarda e una donna che alza la mano osservano la scena. In basso a destra giacciono un’ancora e altri attrezzi di bordo, e nel cielo è sospesa una luna dal volto umano.
Come ogni vue d’optique, la stampa era concepita per essere guardata attraverso una lente, nello zograscopio da salotto o nella cassetta ottica dell’ambulante. Questo esemplare può mostrare anche la notte. Illuminato frontalmente, presenta il porto di giorno; quando si oscura il lato anteriore e si pone una candela o una lampada dietro il foglio, la scena volge alla notte. Il fuoco del faro divampa, la luna risplende e tutto il mare si riempie di luce dorata, sulla quale navi e strada rialzata si stagliano come sagome scure. File di punti bianchi disegnano la torre e nel cielo compaiono le stelle, mentre le finestre della città, le rovine e la grande nave, e il parapetto del muro a destra, brillano di rosso, di verde e di bianco. Cielo, monti e figure restano in ombra.
L’effetto era ottenuto al verso, dove il colore dietro le finestre e lungo il parapetto è steso direttamente sopra i tagli. Il titolo manoscritto in francese sul retro permetteva all’operatore di riconoscere la veduta dal rovescio, dove il soggetto non si vede, mentre preparava o cambiava lo spettacolo.
Le vedute ottiche furono stampate in gran numero e largamente smerciate nella seconda metà del Settecento. Prodotte soprattutto a Londra, Parigi, Bassano e Augsburg, servivano da svago e da finestra su luoghi lontani, e se ne godeva in casa con lo zograscopio e per le strade nel mondo nuovo dei girovaghi. Dalla metà degli anni Sessanta del secolo Augsburg divenne uno dei maggiori centri del genere, e i suoi editori si rivolgevano a una clientela europea.
Le vedute comuni venivano spesso trasformate in scene notturne. Forando e intagliando i fogli, foderandoli di seta colorata o di carta traslucida e alternando poi la luce davanti e dietro, si otteneva che un solo foglio mostrasse la stessa scena di giorno e di notte. Una serie di sessantanove vedute, attribuita dalla biblioteca ad Augsburg e montata a rotolo nella seconda metà del Settecento, oggi alla Biblioteca Casanatense di Roma, è interamente preparata in questo modo per la visione notturna, e un mondo nuovo milanese del 1792 conservato alla Cinémathèque française custodisce ancora le sue quindici incisioni colorate a mano, per lo più traforate, insieme agli sportelli che lasciavano entrare la luce davanti e dietro.
Il faro innalzato sull’isola di Pharos sotto i primi Tolomei era scomparso da gran tempo, e la tavola nulla deve al suo aspetto reale. La composizione richiama la seconda tavola degli Octo mundi miracula di Philips Galle, incisa su disegno di Maarten van Heemskerck e pubblicata ad Anversa nel 1572, che già mostra il faro su un’isola rocciosa a sinistra, la base circolare ad arcate che sorregge una torre avvolta da una rampa a spirale, la città ai piedi della roccia con le porte ad arco sull’acqua, una lunga strada rialzata che si snoda attraverso il porto, una torre rotonda e i monti che chiudono la veduta. La tavola di Augsburg tralascia il re seduto di Galle, al quale l’architetto mostra una tavoletta, e popola il primo piano di soldati e di una banchina dove è ormeggiata una grande nave. In Galle la torre manda soltanto fumo; qui la sua lanterna è in fiamme.
Georg Balthasar Probst (1732-1801) apparteneva alla famiglia di editori di stampe di Augsburg erede dell’impresa di Jeremias Wolff (1663-1724), proseguita dal genero Johann Balthasar Probst (1673-1750). Alla morte di Johann Balthasar, nel 1750, l’impresa passò a più successori, e Georg Balthasar ne accrebbe a poco a poco la propria parte, pubblicando a suo nome con privilegio imperiale. Le sue vedute ottiche, numerate e con didascalie in più lingue, superano i 400 fogli; le ha catalogate S. von Kapff (2010).
Le Meraviglie del Mondo comprendono sette tavole numerate da 161 a 167: le Mura di Babilonia, il Colosso di Rodi, le Piramidi d’Egitto, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Diana a Efeso, l’anfiteatro romano e il Faro di Alessandria, e ciascuna didascalia dichiara il posto della tavola nella sequenza. Gli esemplari con i margini iscritti, come quelli della Bibliothèque nationale de France e della Wellcome Collection, recano sopra l’immagine il titolo speculare “PHARE DE L EGYPTE” e il numero 167, e sotto di essa la riga inferiore della didascalia, in francese e tedesco, “Med. Fol°. N° 43” e l’indirizzo di Georg Balthasar Probst con il privilegio imperiale.
Condizioni: Rifilato entro la battuta della lastra, attraverso il titolo speculare in alto e appena sotto la prima riga della didascalia; cinque piccoli fori rotondi dovuti ad antichi fissaggi nella fascia della didascalia, che toccano alcune lettere; una piccola macchia bruna nel margine superiore sinistro; una piccola, lieve abrasione nel cielo sotto la luna; bordi leggermente irregolari con piccole mancanze, margini rinforzati al verso. Colori freschi e brillanti; l’effetto notturno perfettamente funzionante.
Provenienza: Antico titolo manoscritto in francese al verso, che indica un uso in ambiente francofono.
Censimento: Parigi, Bibliothèque nationale de France, Département des Estampes et de la photographie, LI-72 (9)-FOL, con i margini iscritti, rifilato rasente al piede (gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b69495897); Londra, Wellcome Collection, 2977797i, esemplare a pieni margini (wellcomecollection.org/works/e5cedg7x).
Bibliografia: S. von Kapff, Guckkastenbilder aus dem Augsburger Verlag von Georg Balthasar Probst (1732-1801): Gesamtkatalog, Weißenhorn: Konrad, 2010; P. Galle da M. van Heemskerck, Octo mundi miracula, Antwerp: Philips Galle, 1572, tav. 2 (New Hollstein Dutch, Galle, 479); C. A. Zotti Minici (a cura di), Il mondo nuovo: le meraviglie della visione dal ’700 alla nascita del cinema, Milan: Mazzotta, 1988; A. Milano (a cura di), Viaggio in Europa attraverso le vues d’optique, Milan: Mazzotta, 1990; R. Balzer, Peepshows: A Visual History, New York: Harry N. Abrams, 1998; R. Hyde, Paper Peepshows: The Jacqueline and Jonathan Gestetner Collection, Woodbridge: Antique Collectors’ Club, 2015.



