The Colossus of Rhodes: a Day-and-Night Optical View










| Macro-categoria | Giochi Antichi e Pre-cinema |
| Sottocategoria | Vue d'optique |
| Autore | PROBST, Georg Balthasar |
| Luogo di fabbricazione | Augsburg |
| Editore / Fabbricante | Georg Balthasar Probst |
| Anno | 1770 |
il dio del sole accende il porto
Il Colosso di Rodi di Probst,
una veduta ottica di Augsburg preparata per mutare il giorno in notte
[Vue d’optique.] Probst, Georg Balthasar (1732-1801), editore. Colossea statua Rhodi, miraculum mundi secundum. Colosse de Rhodes, secondieme miracle du Monde. Il Colosso di Rhode, il secondo miracolo del Mondo. Colossi Sonnen Bild, Zweyte Wunderwerck der Welt. Augsburg: Georg Balthasar Probst, ca. 1770.
Acquaforte e bulino colorati a mano su carta vergellata, il foglio rifilato entro la battuta della lastra (405 × 295 mm) e applicato su un supporto di carta opaca con strisce perimetrali. Didascalia in quattro lingue su due colonne sotto l’immagine, con le righe francese e tedesca intaccate al piede dalla rifilatura; mancano il titolo a rovescio, il numero di tavola, la designazione della serie e l’indirizzo editoriale che si leggono negli esemplari a pieni margini. Preparata al verso per la visione in luce trasmessa: il supporto è ritagliato lungo la figura del Colosso, un’ampia fascia d’acqua e la banchina centrale, risparmiando le imbarcazioni in silhouette, e le finestre della città sono traforate con forellini di spillo o brevi tagli a lama, per lo più velati di rosso e di verde-azzurro traslucidi. Antico titolo manoscritto a inchiostro bruno al verso, “Colosse des Rhodes / Secondieme miralle [sic] du monde”.
Clicca per esplorare l’effetto giorno/notte
Una veduta ottica colorata a mano del Colosso di Rodi, seconda tavola della serie delle Meraviglie del mondo pubblicata ad Augsburg da Georg Balthasar Probst, preparata anticamente come trasparente per l’effetto giorno e notte. Con la luce di fronte, il porto di Rodi si apre in pieno giorno. Con la luce da tergo, il dio del sole divampa come un faro su un porto immerso nel buio, l’acqua si fa d’oro e le finestre della città brillano di rosso e di verde. La preparazione ci è giunta intatta e funziona ancora.
Il colossale dio del sole sta a gambe divaricate sull’imboccatura del porto, un piede su ciascuno di due moli in muratura a gradoni, mentre una nave gli passa fra le gambe. È nudo, salvo un panno intorno ai fianchi, coronato di raggi, con arco e faretra a tracolla; la mano destra solleva un vaso ardente da cui si leva una grande nube di fumo, la sinistra impugna una lunga spada con la punta rivolta verso l’alto. Alle sue spalle si stende una città murata con una rotonda a cupola, una piramide, torri e montagne lontane, chiusa a destra da un’alta torre dal tetto rosso e da un ponte ad arco. In primo piano alcuni facchini scaricano balle da una nave ormeggiata che batte bandiera rossa, barcaioli tirano a riva una barca e un gruppo di soldati con elmi, scudi e lance si raduna sulla riva destra, mentre piccole figure in rosso animano le banchine.
Come ogni vue d’optique, la stampa era destinata a essere guardata attraverso una lente, nello zograscopio da salotto o nella cassetta del mostratore ambulante. Questo esemplare si può mostrare anche di notte. Illuminato di fronte, presenta il porto di giorno; quando si oscura il davanti e si pone una candela o una lampada dietro il foglio, la scena si muta in notte. L’intera figura del Colosso si accende, con i tratti incisi ancora leggibili dentro il bagliore, l’acqua fra i moli e la banchina centrale si inondano di luce dorata e le imbarcazioni si stagliano in silhouette. Lungo il profilo della città le finestre appaiono come file di punti e di fessure di luce colorata, bianca e verde sulla cupola della rotonda, rossa nei palazzi e a poppa della nave, mentre cielo, primo piano e figure sprofondano nel buio.
L’effetto era ottenuto al verso. La stampa è applicata su un foglio opaco, ed è proprio questo supporto a essere stato ritagliato lungo i contorni della statua, dell’acqua e della banchina, così che sia la stessa carta stampata a lasciar passare la luce. Le finestre furono traforate attraverso stampa e supporto, quelle della rotonda con un ago, le altre con brevi tagli a lama, singoli, incrociati o in file parallele, e poi velate a pennello di rosso e di verde-azzurro traslucidi; alcune rimasero senza colore e brillano di luce bianca. Il titolo manoscritto sul retro, che ricopia la riga francese della didascalia, permetteva all’operatore di riconoscere la veduta dal rovescio, dove il soggetto non si vede, mentre preparava o cambiava lo spettacolo.
Le vedute ottiche furono stampate in gran numero e vendute ovunque nella seconda metà del Settecento. Prodotte soprattutto a Londra, Parigi, Bassano e Augsburg, servivano da svago e da finestra su luoghi lontani, godute in casa attraverso lo zograscopio e per le strade attraverso il mondo nuovo dei mostratori ambulanti. Augsburg divenne uno dei centri principali del genere dalla metà degli anni Sessanta del Settecento, e i suoi editori si rivolgevano a una clientela europea.
Le vedute comuni venivano spesso trasformate in scene notturne. Forando, ritagliando e foderando i fogli con seta colorata o carta traslucida, e alternando poi la luce di fronte e da tergo, un solo foglio poteva mostrare la stessa scena di giorno e di notte. Una serie di sessantanove vedute, attribuita dalla biblioteca ad Augsburg e montata a rotolo nella seconda metà del Settecento, oggi alla Biblioteca Casanatense di Roma, è interamente preparata in questo modo per la visione notturna, e un mondo nuovo milanese del 1792 conservato alla Cinémathèque française custodisce ancora le sue quindici incisioni colorate a mano, per lo più perforate, insieme agli sportelli che lasciavano entrare la luce dal davanti e dal retro.
L’immagine del Colosso appartiene alla fortuna dell’antico più che all’archeologia. La statua bronzea di Helios opera di Carete di Lindo rimase in piedi a Rodi poco più di mezzo secolo, prima che un terremoto la abbattesse intorno al 227 a.C., e nessuna fonte antica la descrive a cavalcioni del porto. La posa, già stampata nella Cosmographie de Levant di André Thevet (1554), ricevette la sua forma canonica nel 1572 con l’incisione di Philips Galle da Maarten van Heemskerck, e fu ripresa nel 1721 nell’Entwurff einer historischen Architectur di Johann Bernhard Fischer von Erlach. La tavola di Augsburg attinge a entrambi i modelli: da Galle il braccio piegato che presenta il vaso ardente, l’arco con la faretra e la costa montuosa; da Fischer la corona radiata, l’altissima nube di fumo e i moli a gradoni. Il primo piano affollato è invenzione sua. Il fuoco nella mano del dio faceva del Colosso, agli occhi della prima età moderna, qualcosa di molto vicino a un faro, e illuminato da tergo questo esemplare lo mostra proprio così.
Georg Balthasar Probst (1732-1801) apparteneva alla famiglia di editori di stampe di Augsburg nata dall’impresa di Jeremias Wolff (1663-1724), proseguita dal genero Johann Balthasar Probst (1673-1750). Dopo il 1750 la ditta fu divisa fra gli eredi, e Georg Balthasar pubblicò a proprio nome con privilegio imperiale. Le sue vedute ottiche, numerate e con iscrizioni in più lingue, superano i 400 fogli; le ha catalogate S. von Kapff (2010).
Le Meraviglie del mondo comprendono sette tavole numerate da 161 a 167: le Mura di Babilonia, il Colosso di Rodi, le Piramidi d’Egitto, il Mausoleo di Alicarnasso, il Tempio di Diana a Efeso, l’anfiteatro romano e il Faro di Alessandria, e ogni didascalia dichiara il proprio posto nella sequenza. Gli esemplari a pieni margini, come quello della Bibliothèque nationale de France, recano sopra l’immagine il titolo a rovescio “COLOSSE DE RHODES” e il numero 162, e sotto “Med. Fol. N° 43”, “Cum Gratia et Privilegio Sac: Cæs: Majestatis” e “Georg Balthasar Probst, excud. A.V.”.
Condizioni: Rifilato entro la battuta, la riga inferiore della didascalia intaccata dalla rifilatura; cinque piccoli fori rotondi di antichi fissaggi nella fascia della didascalia; una piccola abrasione nel cielo, lievi sfregature e una leggera piega nell’acqua; bordi lievemente irregolari, margini rinforzati al verso. Colori freschi e brillanti; l’effetto notturno perfettamente funzionante.
Provenienza: Antico titolo manoscritto in francese al verso, indizio di un uso in ambiente francofono.
Censimento: Parigi, Bibliothèque nationale de France, Département des Estampes et de la photographie, LI-72 (9)-FOL, esemplare a pieni margini.
Bibliografia: S. von Kapff, Guckkastenbilder aus dem Augsburger Verlag von Georg Balthasar Probst (1732-1801): Gesamtkatalog, Weißenhorn: Konrad, 2010; P. Galle da M. van Heemskerck, Octo mundi miracula, Antwerp: Philips Galle, 1572; J. B. Fischer von Erlach, Entwurff einer historischen Architectur, Vienna: [s.n.], 1721, libro I, tav. VIII; C. A. Zotti Minici (a cura di), Il mondo nuovo: le meraviglie della visione dal ’700 alla nascita del cinema, Milan: Mazzotta, 1988; A. Milano (a cura di), Viaggio in Europa attraverso le vues d’optique, Milan: Mazzotta, 1990; R. Balzer, Peepshows: A Visual History, New York: Harry N. Abrams, 1998; R. Hyde, Paper Peepshows: The Jacqueline and Jonathan Gestetner Collection, Woodbridge: Antique Collectors’ Club, 2015; N. Badoud, The Colossus of Rhodes: Archaeology of a Lost Wonder, Oxford: Oxford University Press, 2024.



