Presentation of a Highwaymen’s Cave










| Macro-category | Ancient Games and Pre-cinema |
| Subcategory | Diorama |
| Author | Martin Engelbrecht |
| Provenance | Augsburg |
| Publisher / Maker | Martin Engelbrecht |
| Year | 1750 |
la caverna dei briganti
una serie completa del raro teatrino prospettico Engelbrecht in quarto
# 51 del censimento Milano
[Diorama]. Wachsmuth, Jeremias (inv. et del.). Praesentation einer Strassen-Rauber Höle (“Presentation of a Highwaymen’s Cave”). Augsburg, Martin Engelbrecht excudit, ca. 1750.
Teatrino prospettico in quarto (ogni foglio 210 × 155 mm), serie completa di sei tavole incise in rame e colorate a mano su carta vergellata, numerate nella sequenza incisa 338–343, con la tavola finale di fondo recante la designazione “N. 51” al centro del margine inferiore. I primi cinque fogli sono traforati nel campo centrale a formare aperture arcuate di luce progressivamente decrescente; il sesto è mantenuto intero come scena chiusa di fondale. Coloritura originale integrale a mano in acquerello trasparente con lumeggiature selettive a gouache, concepita per essere montata in ordine numerico entro una scatola ottica o su un supporto ligneo, generando l’illusione tridimensionale a piani sovrapposti caratteristica della bottega Engelbrecht.
I diorami di Engelbrecht furono prodotti per lo più in formato in ottavo, mentre quelli in quarto sono estremamente rari, in particolare in condizioni perfette. Solo 67 diorami in quarto risultano identificati come prodotti da Engelbrecht, e il presente esemplare è il numero 51.
“The number of published large-format Engelbrecht perspective theatres is given as 67. Even though we cannot say with certainty that this number is correct, it is nonetheless very likely, as not a single sheet suggests that additional series may have existed” (Milano).
Una serie finemente conservata del raro Perspektivtheater Engelbrecht in quarto dedicato alla caverna dei briganti, registrata come n. 51 nel censimento di Alberto Milano dei diorami in grande formato della bottega di Augsburg. I teatrini prospettici di Engelbrecht si annoverano tra le produzioni più ingegnose della storia degli intrattenimenti ottici europei: trasformano il foglio inciso in un palcoscenico tridimensionale e si collocano sulla soglia tra la scenografia barocca e la cultura precinematografica dell’illusione. Il presente soggetto, disegnato da Jeremias Wachsmuth, offre un’espressione particolarmente vivida dell’iconografia banditesca in voga nella stampa popolare della metà del Settecento, e testimonia l’incontro fra teoria della prospettiva, incisione popolare e curiosità visiva illuministica ad Augsburg, allora uno dei principali centri europei della stampa colorata.
Il diorama è concepito come una costruzione prospettica unitaria, articolata su sei successivi piani incisi, in cui ogni tavola opera al tempo stesso come immagine autonoma e come strato di una più ampia composizione spaziale.
Il primo foglio (n. 338) costituisce il primo piano scenico, o quinta di proscenio, all’ingresso della caverna, incorniciato da un’ampia arcata rocciosa rivestita di fitto fogliame; negli angoli inferiori, gruppi di briganti, donne e un cane da caccia maneggiano il bottino di una recente rapina, smistando sacchi, cesti e un pesante cofano ferrato traboccante di vasellame e monete, mentre una coppia di figure leva le coppe in gesto di trionfo. La disposizione asimmetrica delle figure lungo i margini laterali lascia interamente libero il campo centrale, aprendo la vista verso le camere più profonde della caverna.
Il secondo foglio (n. 339) avanza entro la soglia della grotta. La volta rocciosa è qui resa in più calde tonalità ocra, e il fogliame cede il passo alla nuda pietra. In primo piano, due coppie in costume alla moda, lievemente orientaleggiante, eseguono una danza animata, con i gesti elegantemente sospesi; negli angoli superiori, un violinista e una sentinella vigile osservano la scena da sporgenze rocciose. Il piano funge da spazio di transizione tra il mondo esterno e la socialità interna della banda.
Il terzo foglio (n. 340) introduce il cuore conviviale della composizione. Una cavità semicircolare accoglie, a sinistra, due figure sedute a un tavolino carico di vasellame e, a destra, un gruppo più numeroso di banditi e donne adagiati attorno a un fuoco e a un cumulo di provviste, uno dei quali leva in segno di saluto una coppa di vino. La disposizione, che preserva un’ampia apertura centrale, traspone l’iconografia della halte pastorale e della cena di genere nell’inatteso scenario della caverna dei fuorilegge.
Il quarto foglio (n. 341), il più teatrale della sequenza, presenta una lunga tavola imbandita sotto una volta a doppia arcata. Al centro, il capitano della banda, distinto per gesto e costume, presiede un animato banchetto di briganti e delle loro compagne; un violinista seduto su una botte scandisce la musica all’estrema sinistra, mentre a destra un forziere aperto rivela una profusione di vasi, piatti e monete riversati ai piedi della tavola. Due scale a pioli poggiano contro le pareti di roccia, evocando l’economia pratica di una roccaforte sotterranea. La scena compendia il programma iconografico del diorama, trasformando la vita dei fuorilegge in uno spettacolo teatrale pienamente orchestrato.
Il quinto foglio (n. 342) arretra nella struttura più profonda della caverna. L’architettura è dominata da due aperture arcuate adiacenti, entrambe traforate nel foglio, che dischiudono la vista verso camere interne ancora più remote. Un piccolo gruppo di briganti, occupato attorno a una botte e nel riporre armi e provviste, anima il margine inferiore; una sentinella ammantata di rosso presidia il passaggio di sinistra, mentre un uomo che scende da una scala di legno e un compagno intento a un grande barile articolano quello di destra. Il piano funziona al tempo stesso come episodio narrativo e come principale condotto ottico, o imbuto visivo, della composizione.
Il sesto e ultimo foglio (n. 343), inciso con la designazione “N. 51” al centro del margine inferiore, chiude la sequenza prospettica come fondale intero della sala più profonda. Una camera voltata con due recessi laterali ospita, a sinistra, un cavallo da soma caricato da una figura su una scala accanto a balle rosse e a un forziere e, a destra, un gruppo di briganti che maneggia tessuti sontuosi, una gabbia o cassa e armi sospese contro la parete rocciosa. Una piccola apertura luminosa nella parete di fondo lascia intravedere un lontano paesaggio, sigillando otticamente la profondità della costruzione e rafforzando al contempo il senso di un mondo sotterraneo nascosto che comunica, attraverso un’unica fessura, con il mondo esterno.
La conquista metodologica del dispositivo risiede nel disegno prospettico unitario da cui derivano i sei piani. La bottega concepì un’unica, coerente fuga prospettica e la scompose quindi in fogli incisi successivi, ciascuno parzialmente traforato così da funzionare come quinta scenica, sicché, ricomposti in ordine numerico, i piani ricreano la costruzione originaria e producono un’illusione di profondità particolarmente persuasiva sotto illuminazione frontale o a lume di candela.
I teatrini prospettici di Engelbrecht sono inseparabili dal clima intellettuale dell’Illuminismo tedesco nella sua variante di Augsburg, dove la cultura della stampa popolare, la scienza della prospettiva e il gusto per le curiosità ottiche confluivano in un’unica impresa commerciale. La prima metà del Settecento vide la codificazione della prospettiva lineare in trattati di larga diffusione, il diffondersi della camera obscura, della lanterna magica e della scatola prospettica, insieme a un crescente appetito, nei gabinetti nobiliari come negli interni borghesi, per dispositivi visivi capaci di mettere in scena l’illusione della profondità nello spazio domestico. I teatrini di Augsburg traducono questa cultura scientifica e ricreativa in un oggetto a stampa, accessibile a un pubblico internazionale e destinato a essere montato dal collezionista stesso.
Nell’ambito dell’immagine a stampa, l’opera appartiene a una tradizione che si estende dagli esperimenti prospettici di Brunelleschi nella Firenze del primo Quattrocento e dalla stampa seicentesca da scatola ottica (peep-show) della tradizione nederlandese e tedesca. Da questa matrice più antica il genere passò attraverso i teatrini prospettici di Augsburg e Norimberga della prima metà del Settecento, e avrebbe a sua volta preparato il terreno al teatro di carta ottocentesco e ai diorami di Louis Daguerre, esposti per la prima volta a Parigi nel 1822. Il contributo specifico di Engelbrecht consiste nell’adozione sistematica della struttura a piani multipli come programma editoriale seriale, e nell’elaborazione di un intero repertorio iconografico che spazia dalle storie bibliche e dalle cerimonie regali ai giardini, ai teatri, agli accampamenti militari, alle cacce e, come nel caso presente, al mondo pittoresco dei banditi.
La scelta della caverna dei briganti riflette la fascinazione della metà del Settecento per le figure marginali e teatrali, anticipando il successo che l’immaginario banditesco avrebbe conosciuto nella letteratura e nella scenografia dalla seconda metà del secolo in poi. Trasformando il brigante in protagonista di uno spettacolo ottico, la bottega addomestica un soggetto inquietante entro lo spazio controllato del gabinetto, dove il pericolo della strada si converte nel piacere di un’illusione prospettica. Il significato di lungo periodo del genere è duplice: consolida un modello di narrazione visiva a piani sovrapposti che avrebbe informato i dispositivi precinematografici dell’Ottocento, e conserva, in forma stampata, il vocabolario scenografico del tardo palcoscenico barocco, altrimenti in larga parte perduto
Martin Engelbrecht (1684–1756) si annovera tra i più intraprendenti incisori ed editori di stampe tedeschi della sua generazione. Formatosi inizialmente come tessitore, si volse all’incisione nell’orbita del fratello maggiore Christian e di Johann Andreas Pfeffel, con il quale collaborò a Vienna sotto il patrocinio imperiale nel secondo decennio del Settecento. Nel 1719 fondò la propria casa editrice ad Augsburg, che, operando sotto privilegio imperiale, sarebbe rapidamente divenuta uno dei principali centri europei per le stampe popolari colorate, i fogli devozionali, le serie allegoriche, i libri di costumi e le novità ottiche. All’interno di una produzione stimata in diverse migliaia di fogli, i Perspektivtheater costituiscono il filone più originale e tecnicamente impegnativo, ideato in stretta collaborazione con i principali disegnatori di Augsburg del periodo, in particolare Jeremias Wachsmuth (1711–1771), che fornì le invenzioni per molti dei teatrini prospettici, compreso il presente diorama. Pubblicate in formato piccolo, medio e in quarto, le serie consolidarono un paradigma di stampa ottica a piani sovrapposti, colorata a mano, che si sarebbe rivelato decisivo per la successiva storia del medium.
Condizioni: Lieve brunitura da età e minime tracce di maneggio ai margini, coerenti con la fragilità dell’oggetto; la coloritura è vivida e non sfregata in ogni sua parte. Nel complesso, un esemplare molto buono di un oggetto fragile e raramente completo.
Bibliografia: A. Milano, Martin Enghelbrecht Persperktivtheater Dioramen, Verklag, Stuttgart, 2016: pp. 32, 94; no. 51; P. Grandi, I Diorami teatrali di Martin Engelbrecht, 2021.



