Praesentation eines Festes mit Tanz um zwei brennende Herzen (“Presentation of a Festival with a Dance around Two Burning Hearts”)








| Macro-category | Ancient Games and Pre-cinema |
| Subcategory | Diorama |
| Author | Engelbrecht, Martin |
| Provenance | Augsburg |
| Publisher / Maker | Martin Engelbrecht |
| Year | ca. 1735 |
nozze sotto il pergolato:
uno dei primi soggetti di festa del grande formato di Augusta,
# 6 del censimento Milano,
dove il costume di scena
incontra l’abito del tempo attorno a un altare d’amore
[Diorama]. Wachsmuth, Jeremias (inv. et del.). Praesentation eines Festes mit Tanz um zwei brennende Herzen (“Presentazione di una festa con danza attorno a due cuori ardenti”). Augsburg: Martin Engelbrecht excudit, ca. 1735.
Teatro prospettico in 4° (ogni foglio 220 × 165 mm), completo nei sei piani: incisioni su rame all’acquaforte con interventi a bulino, colorite a mano, applicate su cartoncino e ritagliate a mano. Il primo foglio costituisce la quinta del proscenio; dal secondo al quinto i fogli sono traforati nel campo centrale a formare aperture ad arco di luce progressivamente decrescente, il terzo e il quarto essendo inoltre forati da oculi ovali nei pennacchi; il sesto è conservato come fondale non ritagliato. Coloritura coeva ad acquerello, stesa a larghe campiture di verde e azzurro per il fogliame del pergolato, di rosso e rosa per i drappeggi e i costumi, e di giallo per l’ornato a rocaille.
I sei piani montati in sequenza su un supporto di legno scanalato.
La serie è la sesta del grande formato nel censimento di Alberto Milano e occupa i fogli da 31 a 36 della numerazione progressiva dell’editore. Le scritte incise ai margini, il numero progressivo in testa a ciascun foglio e la firma del disegnatore al piede, sono andate perdute quando i fogli furono rifilati per il montaggio. Ogni verso reca lungo un margine un’iscrizione manoscritta a inchiostro bruno, di un’unica antica mano olandese: “N.”, un numero, il titolo “Bruyloft” e un secondo numero. Le due cifre indicano la posizione del foglio contata da ciascuna delle due estremità della sequenza, da “N. 1” e “6” sul fondale a “N. 6” e “1” sul primo piano, alcune ripassate a matita o con un inchiostro più scuro; il primo foglio aggiunge la parola “Compleet.”
Versi del primo piano, in alto, e del fondale, in basso: le antiche iscrizioni olandesi che numerano i fogli da ciascuna estremità, la prima con l’aggiunta di “Compleet.”
I teatri prospettici di Engelbrecht si incontrano per lo più in 8°; le serie in 4° sono assai meno comuni, e se ne conoscono soltanto sessantasette. “Il numero dei teatri prospettici di grande formato pubblicati da Engelbrecht è indicato in 67. Anche se non possiamo affermare con certezza che tale numero sia corretto, esso è nondimeno assai probabile, poiché nessun foglio lascia supporre che siano esistite ulteriori serie” (Milano).
Questo è il sesto dei teatri prospettici di grande formato di Martin Engelbrecht, disegnato da Jeremias Wachsmuth nei primi anni della serie e datato, in base alla sua posizione nella sequenza dell’editore, intorno al 1735. Sotto un pergolato a traliccio del giardino formale, figure in costume di scena e ospiti negli abiti del tempo danzano attorno a un altare d’amore. Il presente esemplare è completo nei suoi sei piani, e un antico possessore olandese lo registrò come tale, scrivendo “Bruyloft”, nozze, su ogni foglio e “Compleet” sul primo. Non è stato rintracciato alcun esemplare istituzionale del soggetto.
Il diorama è concepito come un’unica costruzione prospettica scomposta su sei piani incisi, ciascun foglio fungendo al tempo stesso da immagine autonoma e da strato di una composizione spaziale più ampia. La bottega progettò un unico sfondamento prospettico coerente e lo suddivise in fogli successivi, ritagliando ciascuno in modo che funzionasse come una quinta scenica. Rimontati in ordine e distanziati nelle scanalature di una scatola ottica, i piani ricreano la costruzione originaria. Nella scatola chiusa venivano osservati attraverso un’unica apertura, di norma per mezzo di una lente, mentre un telaio di carta velina posto in alto diffondeva sulla scena la luce del giorno o delle candele. Le prime serie furono concepite per scatole a sei scanalature; una settima fu introdotta a partire dalla venticinquesima serie, quando un ulteriore foglio intermedio prese il posto del fondale alternativo.
Il primo foglio presenta un ampio arco a traliccio, fogliame verde su listelli rossi, sostenuto ai due lati da pilastri binati avvolti in drappi fioriti, raccolti sotto capitelli a rocaille coronati di piume e innalzati su alti piedistalli a rocaille ornati di conchiglie. Sulla striscia di pavimento stanno, a sinistra, una dama con un mantello rosso su una veste verde e, a destra, un guerriero in costume romano con elmo piumato, corazza e lancia. Il secondo foglio ripete l’arco su un graticcio rosso più fitto: a sinistra un danzatore alato e piumato solleva un bastone, a destra sta una dama in veste rosa e verde. Il terzo, a traliccio verde su listelli azzurri, apre due oculi ovali ai lati dell’arco e innalza il pavimento in un basso palcoscenico, sul quale avanza, con un foglio in mano, un vecchio barbuto in abito teatrale, berretto piumato e mantello rosso. Il quarto, a graticcio rosso e verde con oculi ovali, dispone su un palco a gradini e curvilineo un girotondo di piccole figure in marsine e tricorni del tempo, che danzano tenendosi per mano attorno a un altare rotondo a rocaille, ornato di ghirlande. Il quinto sostituisce il pergolato con l’architettura: una scalinata curva sale tra due file di obelischi venati di rosa e screziati di turchese, sotto un arco sormontato da un grande cartiglio a rocaille, e cortigiani negli abiti degli anni Trenta del Settecento salgono verso altre coppie che conversano alla sommità. Il sesto e ultimo foglio si apre su un viale tra siepi potate e alti alberi. In fondo sorge un piccolo padiglione da giardino a due piani con lanterna centrale e pinnacoli, con tocchi di rosso sulla porta e sulle imposte.
I sei fogli della serie.
Una volta montati, i quattro fogli del pergolato si moltiplicano in un viale coperto a volta di traliccio, con i pilastri drappeggiati che arretrano in doppia fila verso il centro. Le figure dei primi tre piani si tengono ai lati e lasciano libero l’asse, finché il quarto conduce lo sguardo al centro del soggetto, il girotondo dei danzatori che ruota attorno all’altare ai piedi della scalinata. Al di là di esso la pietra prende il posto del fogliame: la scalinata e gli obelischi guidano lo sguardo verso l’alto attraverso l’arco, e il fondale libera la vista sul giardino aperto e sul padiglione in fondo al viale. Le aperture si restringono piano dopo piano, il primo essendo quasi soltanto cornice e il quinto l’apertura più stretta della sequenza, cosicché la profondità si misura sul ritorno dell’arco in scala decrescente.
Primo e quinto piano: l’apertura più ampia e la più stretta della sequenza.
Il soggetto è annunciato dal titolo dell’editore, una festa con danza attorno a due cuori ardenti, e nell’esemplare riprodotto da Milano i due cuori si levano dall’altare. Due cuori fiammeggianti uniti erano un emblema familiare di due amanti divenuti una cosa sola: i Devises et emblemes di Daniel de la Feuille (Amsterdam, 1691) li accompagnano con il motto Ex duobus unum, e un’edizione tedesca di quella raccolta fu stampata ad Augusta nel 1693. La scena si legge dunque come una festa d’amore o di nozze, così come la lesse l’antico possessore che la chiamò “Bruyloft”. Le sue figure appartengono a due registri. Quelle in primo piano indossano costumi di scena, tra cui il guerriero à la romaine, l’abito convenzionale dell’eroe tragico nel dramma, nell’opera e nel balletto eroico; i danzatori attorno all’altare e i cortigiani sulla scalinata portano le marsine, i tricorni e le vesti degli anni Trenta del Settecento. Le celebrazioni nuziali dell’epoca potevano unire mascherate e danze sceniche al ballo degli stessi invitati, e la festa è presentata come un tipo piuttosto che come la memoria di un matrimonio particolare.
Due registri: il guerriero à la romaine del primo piano e il girotondo di danzatori in abiti del tempo attorno all’altare del quarto.
Il berceau di treillage, un viale coperto di graticcio ligneo rivestito di verde, era un elemento fisso dei giardini formali francesi e tedeschi del primo Settecento; qui sostituisce le quinte architettoniche della scena conservandone la funzione, ciascun arco segnando un grado dello sfondamento. L’esemplare riprodotto da Milano è montato con un proscenio diverso, sormontato da una coroncina rossa tra obelischi fioriti, e con un fondale diverso, un giardino cinto di siepi chiuso da un portale. L’editore stampò la maggior parte delle serie su otto fogli: nella prima, un proscenio alternativo e un fondale alternativo; nelle serie successive, fino alla ventiquattresima, un fondale alternativo accanto ai sei piani della sequenza e una veduta piana d’insieme dell’intera scena. Il presente esemplare conserva il teatro nella forma in cui lo conobbe il suo antico possessore, sei piani che si chiudono sul padiglione da giardino.
Il fondale: il viale chiuso dal padiglione da giardino.
I teatri prospettici di Engelbrecht appartengono al clima intellettuale dell’Illuminismo tedesco nella sua variante augustana, in cui la cultura popolare della stampa, la scienza della prospettiva e il gusto per la curiosità ottica convergevano in un’unica impresa commerciale. La prima metà del Settecento vide la codificazione della prospettiva lineare in trattati largamente diffusi, la propagazione della camera obscura, della lanterna magica e della scatola prospettica, e un crescente desiderio, nei gabinetti nobiliari come negli agiati interni borghesi, di dispositivi capaci di mettere in scena l’illusione della profondità nello spazio domestico. I teatri di Augusta tradussero quella cultura in un oggetto a stampa, distribuito a un pubblico internazionale e destinato a essere montato dall’acquirente stesso.
Intorno al 1730 Engelbrecht reincise e pubblicò ad Augusta le otto scene inventate da Pietro Righini (1683-1742), allievo di Ferdinando Galli Bibiena, per il Medo di Frugoni e Vinci al Teatro Ducale di Parma nel 1728, dandole alle stampe come Theatralische Veränderungen vorgestellt in einer zu Mayland gehaltenen Opera; una serie completa si conserva al Deutsches Theatermuseum di Monaco di Baviera, ciascuna scena firmata in lastra “Pietro Righini inv. e del.” e recante l’indirizzo di Engelbrecht, “Mart. Engelbrecht exc. A. V.” o “excud. A. V.” La casa ebbe così sotto gli occhi la scena barocca italiana pochi anni prima che iniziassero i teatri prospettici, e il presente soggetto attinge a quel repertorio: l’arco di proscenio, lo sfondamento per quinte binate, la scalinata tra obelischi che sale verso un unico punto di fuga. I soggetti di festa, ambientati nelle sale dei palazzi, nei giardini e sulle terrazze, sono nel grande formato di gran lunga più numerosi di quelli strettamente teatrali, e la presente serie è tra i più antichi di essi.
Il teatro prospettico ritagliato a più piani si distingue dalla veduta ottica piana a foglio singolo, il Guckkastenblatt o vue d’optique, che è più grande, quasi sempre orizzontale, di solito topografica, e osservata attraverso una lente, spesso per mezzo di uno specchio inclinato. Gli editori di Augusta si dedicarono su larga scala a questo secondo genere solo nella seconda metà del secolo, dopo la morte di Engelbrecht. I teatrini prospettici di carta sono comunemente ritenuti giocattoli per bambini, ma quelli di Engelbrecht furono realizzati principalmente per gli adulti, e appartenevano a famiglie agiate dei ceti medi e superiori, che li consideravano arredi piacevoli e istruttivi per le loro case. Nella storia più lunga del mezzo, il genere è riconosciuto come il modello su cui si formò il teatrino prospettico di carta dell’Ottocento, e come un documento della preistoria del cinema.
Martin Engelbrecht (Augusta, 16 settembre 1684 - 18 gennaio 1756) fu tra i più produttivi incisori ed editori di stampe tedeschi della sua generazione. Figlio di un Farbenhändler, un commerciante di pigmenti, fece l’apprendistato come incisore ad Augusta presso Gabriel Ehinger. Nel 1711 entrò nella casa editrice augustana fondata dal fratello maggiore Christian Engelbrecht (1672-1735) insieme a Johann Andreas Pfeffel, e dopo la morte di Christian nel 1735, negli anni in cui fu pubblicata la presente serie, diresse la casa da solo. Ottenne un privilegio imperiale nel 1719, rinnovato nel 1729 e di nuovo nel 1739, e dal 1743 sedette nel consiglio della Città imperiale. In una produzione che conta diverse migliaia di fogli, i teatri prospettici sono le opere per le quali è principalmente ricordato. Per tutto il Settecento il genere è noto quasi esclusivamente attraverso la sua casa e i suoi successori; il suo privilegio tutelava le sue pubblicazioni dalle ristampe non autorizzate. Dopo la sua morte l’impresa fu proseguita dagli eredi, e le sue matrici in rame rimasero in uso fino a Ottocento inoltrato.
Jeremias Wachsmuth (Augusta, 1711-1771) entrò nella bottega nel 1731 e fornì le invenzioni delle prime serie di grande formato, firmandole nel margine inferiore, con la grafia delle lastre, “I. Wachsmuht inv. et del.”; Milano registra la firma per la presente serie e trova il nome di Wachsmuth su ventotto dei teatri di grande formato. Johann David Nessenthaler (1717-1766), il secondo disegnatore della casa, lavorò per Engelbrecht dal 1737, e le serie a lui attribuibili cominciano soltanto dalla quarantacinquesima. L’incisione fu eseguita all’interno della bottega sotto la direzione di Engelbrecht.
Oltre al numero di serie, da 1 a 67, ogni foglio del grande formato reca un numero progressivo, da 1 a 455. Un recente studio quantitativo del corpus converte i numeri di serie in anni, ancorandoli a due soggetti legati a eventi databili, il ballo in maschera della venticinquesima serie a un matrimonio di corte del gennaio 1744 e il terremoto della cinquantesima a Lisbona nel 1755, e colloca la prima serie nel 1732 o 1733; con lo stesso metodo la sesta, sui fogli da 31 a 36, cade intorno al 1735.
Condizioni: Completo nei suoi sei piani, con fogli uniformi per dimensioni, cartoncino, ritaglio e coloritura, appartenenti senza alcun dubbio a un medesimo esemplare, come attesta anche l’antica numerazione manoscritta sui versi. La testa della dama sul secondo piano è perduta lungo la linea di taglio, e i due cuori fiammeggianti che si levano dall’altare nell’esemplare riprodotto da Milano non sopravvivono sul quarto piano, poiché il ritaglio segue l’orlo del bacile. Una pallida macchia sul drappeggio a destra del primo piano; una piccola mancanza all’angolo superiore sinistro del quinto; alcune macchioline sparse sul pavimento del terzo e del quarto piano e sul viale del fondale, con una zona più chiara nel fogliame in alto a destra di quest’ultimo; antiche tracce di colla ai margini dei versi. La coloritura è fresca, e il traforo del traliccio e degli oculi è intatto. Esemplare molto buono di un oggetto fragile; non è accompagnato da una scatola ottica originale.
Provenienza: Antica proprietà neerlandese, attestata dall’iscrizione di un’antica mano olandese sul verso di ogni foglio, “Bruyloft”, nozze, con la posizione del foglio contata da ciascuna estremità della sequenza, e dalla parola “Compleet” sul primo. Titoli e numeri manoscritti olandesi di questo tipo sono documentati sugli involucri e sui versi di serie prospettiche circolate nei Paesi Bassi.
Bibliografia: A. Milano, Martin Engelbrecht. Perspektivtheater – Dioramen, Stuttgart: Füsslin Verlag, 2016, p. 30, n. 6, tav. p. 39; A. C. Hübler, Simple mathematical function for more accurate dating of 18th-century printed perspective sheets, in npj Heritage Science, 13, art. 552, 31 ottobre 2025; F. Schott, Der Augsburger Kupferstecher und Kunstverleger Martin Engelbrecht und seine Nachfolger, Augsburg: Schlosser, 1924; G. Füsslin et al., Der Guckkasten. Einblick, Durchblick, Ausblick, Stuttgart: Füsslin Verlag, 1995; T. Ganz, Die Welt im Kasten. Von der Camera obscura zur Audiovision, Zürich: Verlag Neue Zürcher Zeitung, 1994; R. Hyde, Paper Peepshows. The Jacqueline and Jonathan Gestetner Collection, Woodbridge: Antique Collectors’ Club, 2015; B. M. Stafford e F. Terpak, Devices of Wonder. From the World in a Box to Images on a Screen, Los Angeles: Getty Research Institute, 2001; La camera dei sortilegi. Autoritratto di una società nei diorami teatrali del ’700, mostra diretta da G. Strehler, ricerche e catalogo di S. Vitali Angrisani e A. Milano, Milan: Electa, 1987.
Il teatro montato visto frontalmente.



