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Objects & Curiosities

Portable parlour marionette theatre

Anonymous · Venezia, Anonymous, 1880-1900
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Portable parlour marionette theatre
€ 2.000≈ US$ 2.250 · cambio del 28 settembre 2026
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Objects & CuriositiesObject/ArtworkAncient Games and Pre-cinema
Macro-categoryAncient Games and Pre-cinema
SubcategoryObjects & Curiosities
AuthorAnonymous
ProvenanceVenezia
Publisher / MakerAnonymous
Year1880-1900

il discendente popolare italiano della tradizione marionettistica veneziana,

completo dei suoi personaggi originali, del sipario e di due scene reversibili

Teatrino portatile di marionette da salotto. Italia settentrionale, ca. 1890-1910.

Teatrino da tavolo in legno, pieghevole e componibile (42 × 35 × 22 cm), comprendente una facciata di proscenio dipinta a mano con timpano triangolare e il sipario di scena rosso originale; la cassa in legno tenero inchiodato e a incastri, concepita per essere smontata così che le pareti laterali, le quinte e i fondali si ripongano nel vano sotto il piano del palcoscenico e il tutto si richiuda nella propria base per il trasporto. Dietro la facciata la scena è chiusa da scenografie intercambiabili: due fondali cromolitografati montati su legno sottile, una sala di palazzo barocca e una villa dal tetto rosso con giardino, con le rispettive quinte laterali; fondale e quinte si capovolgono per allestire una scena d'interno oppure d'esterno. Sette marionette a fili (ciascuna alta circa 12-16 cm), abbigliate con tessuti d'epoca, con teste, mani e piedi modellati a mano in terracotta dipinta; le figure raffigurano un re coronato, una dama, un giovane principe o paggio, un cavaliere, un buffone di corte, una clown o Pierrette, e un vecchio. Nessun marchio di fabbricante.

Il proscenio dipinto a mano è il principale campo decorativo dell'oggetto. Rivestito di carta o tela applicata sul legno e dipinto a tempera, a campiture piatte e coprenti di carattere schiettamente popolare, reca sul timpano maschere comiche, un volto ghignante di tipo Pulcinella accostato a un flauto di Pan e una seconda maschera che soffia nelle trombe, insieme ad attributi musicali, una siringa, lire e trombe, e un quadrante d'orologio al centro; i montanti laterali mostrano, a sinistra, una luna antropomorfa con un musicante notturno e, a destra, un Arlecchino nel costume a losanghe sotto un cielo stellato, mentre lungo la base corre un fregio continuo di piccole figure capitombolanti. I fondali interni, per contro, sono a stampa: la sala di palazzo è composta con colonne, paraste, nicchie popolate di statue, un lampadario e un portale drappeggiato di rosso, di un tipo da tempo codificato nella scenografia dei teatrini, mentre la villa col suo giardino offre l'alternativa d'esterno.

L'esame ravvicinato di una delle marionette conferma la terracotta: superficie opaca e granulosa, corpo di un caldo rosato camoscio visibile dove il colore si è scrostato, frattura asciutta e polverosa sui bordi sbeccati, caratteristiche che escludono la porcellana o il biscuit. Le figure, dai corpi imbottiti e armati di filo metallico e dai costumi di cotone, lino e rasatello sbiaditi, cuciti e in parte incollati, formano una compagnia fiabesca e cavalleresca più che una troupe della Commedia dell'Arte, le cui maschere compaiono soltanto nella decorazione dipinta: un re barbuto in lunga veste ocra, una dama in azzurro pallido, un giovane principe o paggio in farsetto argentato e calzoni blu, un cavaliere in grigio argento con berretto conico, un buffone in tunica gialla con calze partite, una clown o Pierrette in rosa, e un vecchio scuro e curvo in panno nero e grossolano.

Si tratta di un teatrino di marionette portatile nord-italiano di fine Ottocento o inizio Novecento, completo e insolitamente ben conservato, giunto a noi con l'intera compagnia di sette figure in terracotta modellate a mano, i costumi originali, il sipario rosso e due scene cromolitografate reversibili. Fragili assemblaggi di legno tenero, carta, stoffa e terracotta dipinta, questi teatrini di marionette domestici e itineranti erano sottoposti a un uso intenso e di rado sopravvivono integri; la completezza del presente insieme, che unisce un proscenio dipinto a mano con la Commedia dell'Arte a una sala barocca e a un giardino a stampa, ne fa una vivida testimonianza della cultura teatrale popolare e del passaggio, a cavallo del secolo, dal puro artigianato alla produzione mista con scenografie stampate industrialmente.

In scena, il proscenio montato incorniciava un palcoscenico poco profondo, chiuso sul fondo da uno dei fondali stampati e fiancheggiato da quinte prospettiche; l'operatore lavorava da dietro, calando le figure e animandole dall'alto per mezzo dei fili, mentre le mani e i piedi in terracotta, facendo da contrappeso, le lasciavano pendere e oscillare in modo convincente, e il sipario rosso segnava l'apertura e la chiusura dell'azione. Il repertorio era quello del teatro di marionette popolare per bambini e famiglie: fiabe, storie di re e di principi, episodi cavallereschi e melodrammatici, brevi farse, per i quali la compagnia riunita di sovrano, dama, principe, cavaliere, buffone, clown e vecchio costituisce esattamente il personale di scena; le maschere della Commedia dell'Arte compaiono solo nella decorazione dipinta della facciata. Le due scene intercambiabili consentivano a un unico palcoscenico di allestire episodi sia di palazzo sia all'aperto, e l'interesse dell'oggetto risiede in questa stratificazione di registri: un'allegoria dipinta a mano del teatro e della musica sul davanti, un'illusione di profondità a stampa all'interno, e le figure modellate e in costume che si muovono attraverso entrambe.

L'oggetto discende da una delle più ricche tradizioni europee di teatro di figura. Venezia era stata un centro di primo piano dello spettacolo di marionette fin dal Seicento, e il primo uso documentato di figure di legno in uno spettacolo musicale veneziano risale al 1679 al Teatro San Moisè; nel Settecento le famiglie patrizie commissionarono sontuosi teatri privati, tra cui quelli di Ca' Labia, dei Contarini di San Barnaba, dei Loredan di San Vio e dei Grimani ai Servi, mentre la tradizione popolare fioriva a Carnevale e alla Fiera della Sensa. Il presente teatrino non appartiene a quella linea aristocratica ma al suo discendente popolare più tardo, il teatro di marionette artigianale destinato ai bambini e all'intrattenimento familiare intorno al 1900, in cui palcoscenici di fattura casalinga e figure modellate si combinavano con scenografie stampate in commercio.

Appartiene dunque alla vasta famiglia europea del teatrino da salotto e del teatro giocattolo, fiorita lungo tutto l'Ottocento sotto molti nomi, Toy o Juvenile Theatre in Inghilterra, Papiertheater in Germania, teatrino di carta in Italia e théâtre enfantin in Francia, prediletta dalla borghesia per l'intimo spettacolo domestico e apprezzata come introduzione istruttiva dei bambini al teatro e all'opera. All'interno di quella famiglia il presente esemplare si colloca sul versante più ambizioso e tridimensionale: non piatte figure ritagliate a stampa, ma marionette a fili modellate e in costume su un palcoscenico di falegnameria, più vicino nella concezione ai teatrini Opéra da salotto francesi del 1880 circa che al semplice teatrino di carta «penny plain».

I decenni intorno al 1880-1910 furono un momento di transizione in cui simili produzioni marionettistiche vennero progressivamente raffinate verso un'arte domestica più sofisticata, e in cui l'unione di un fronte dipinto a mano con fondali stampati industrialmente registra, in miniatura, lo stesso passaggio dall'artigianato alla stampa meccanica che trasformò l'immaginario popolare in tutta Europa. In quanto insieme completo sopravvissuto, il teatrino è anche un documento primario per l'iconografia della Commedia dell'Arte e dello spettacolo popolare portato entro l'interno domestico.

Nessun marchio di fabbricante, etichetta o numero di catalogo compare su alcuna parte del teatrino, compresi il fondo e il retro, e nessun singolo produttore può essere indicato. L'oggetto è opera di più mani e mestieri: il falegname che costruì la cassa pieghevole e il proscenio; il decoratore popolare che dipinse la facciata e il timpano; il plasticatore che modellò e dipinse teste, mani e piedi in terracotta; la sarta che confezionò i costumi; e la ditta litografica i cui fogli stampati fornirono i fondali intercambiabili. Questo modo di produzione distribuito è caratteristico del teatro di figura artigianale italiano tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, in cui le botteghe familiari di marionettisti costruivano da sé i propri palcoscenici acquistando scenografie stampate in commercio. I centri nord-italiani della tradizione comprendono Torino, i cui teatri stabili di metà Ottocento, come il San Martiniano, sono documentati dai fondali dipinti oggi a Palazzo Madama; Milano e la Lombardia, con la dinastia Colla; il Veneto; e l'Emilia. L'attribuzione di questo particolare esemplare a una bottega specifica non può essere documentata e riposa su inferenze stilistiche; la designazione di veneziano va quindi letta come descrizione di un gusto, non di un'origine certificata.

Condizioni: Nel complesso in condizioni buone e stabili in rapporto all'età e all'uso, e completo nelle sue parti essenziali. La facciata dipinta a mano presenta usura diffusa, abrasioni e cadute di colore; il sipario rosso è sbiadito e macchiato; i fondali cromolitografati recano piccole mancanze e pieghe. Le sette figure in terracotta conservano i costumi originali, a loro volta variamente sbiaditi, sporchi e sfrangiati. I danni dichiarati si limitano alle figure: una marionetta manca di una mano e di due piedi, e un ulteriore piede è sbeccato, perdite minori che non compromettono la completezza né la leggibilità dell'insieme. La cassa di legno è solida, con le mortase, le giunzioni e le forature del piano di scena originali intatte. La descrizione di “excellent condition” avanzata in sede di vendita è più correttamente da intendersi come condizioni buone, d'uso e complete per l'età dell'oggetto.

Provenienza: Secondo la tradizione il teatrino fu usato per spettacoli per bambini attraverso entrambe le guerre mondiali e rimase in servizio fino agli anni Settanta, quando passò in custodia antiquaria privata. Questo racconto è una tradizione orale non verificata, qui registrata senza valore probatorio autonomo; non si conosce alcuna precedente storia di proprietà o di collezione.

Bibliografia: G. Speaight, The History of the English Toy Theatre, London: Studio Vista, 1969; J. McCormick and B. Pratasik, Popular Puppet Theatre in Europe, 1800 to 1914, Cambridge: Cambridge University Press, 1998; H. Jurkowski, A History of European Puppetry, Lewiston: Edwin Mellen Press, 1996; A. R. Philpott, Dictionary of Puppetry, London: Macdonald, 1969; C. Cariati, The Play's the Thing: A History of Toy Theater in Three Acts, online resource.