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Pre-cinema / Motion & Animation Devices

Myriorama: Nine Engraved Landscape Cards

Anonymous · , ca. 1875
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Myriorama: Nine Engraved Landscape Cards
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Pre-cinema / Motion & Animation DevicesOptical DeviceAncient Games and Pre-cinema
Macro-categoryAncient Games and Pre-cinema
SubcategoryPre-cinema / Motion & Animation Devices
AuthorAnonymous
Yearca. 1875

un paesaggio infinito senza autore:

nove carte incise tagliate in modo che ogni ordine

componga un panorama coerente

edizione non censita di Myriorama

che conserva in testa a ogni carta una tacca funzionale

per la quale non è stato finora rintracciato alcun parallelo

[Myriorama]. Nove carte incise di paesaggio che compongono un panorama continuo e ricombinabile all'infinito. [Europa]: editore non identificato, ca. 1875.

Nove carte di sottile cartoncino, ciascuna di circa 120 × 42 mm, di formato verticale nella proporzione di circa 2,9 a 1 misurata sugli oggetti, che una volta accostate formano un panorama di circa 12 × 39 cm; ciascuna intagliata al centro del bordo superiore da una tacca semicircolare di circa 12 mm che attraversa nettamente il cartoncino; linea all'acquaforte e fine puntinato stampati in nero brunastro su un fondo uniforme a punteggiato, con coloritura a mano coeva limitata alle figure di staffage; l'area stampata chiusa in testa da un filetto, oltre il quale corre una stretta fascia di cartoncino non stampato che reca la tacca, e terminante al piede sopra una seconda stretta fascia di cartoncino non stampato, che reca le didascalie manoscritte; ai lati estesa fino al bordo rifilato; versi non stampati; nessuna scritta stampata di alcun genere, né titolo, né sottoscrizione, né indirizzo, né numero di tavola, né firma; segni alfanumerici manoscritti in testa a ogni carta e didascalie in italiano lungo il bordo inferiore di cinque delle nove, di mano ottocentesca; montate entro un passe-partout di circa 29 × 54 cm.

Un myriorama è un insieme di carte incise, ciascuna recante una sezione verticale di paesaggio tagliata in modo che qualunque carta si raccordi con qualunque altra e che ogni disposizione dia luogo a un panorama coerente. Il tipo comparve a Parigi intorno al 1822 e a Londra nel 1824, e divenne uno dei passatempi da salotto di maggior successo dell'età romantica. Le presenti nove carte appartengono con sicurezza a quella famiglia, e la loro intercambiabilità regge alla prova; tuttavia non corrispondono ad alcuna delle edizioni registrate, inglesi, francesi o tedesche, e recano in testa a ogni carta una tacca alla quale non corrisponde alcun dispositivo documentato.

Il dispositivo poggia su un'unica ed elegante idea costruttiva. Ogni carta reca un frammento di paesaggio disegnato in modo che l'orizzonte, il piano del terreno e il livello dell'acqua cadano sempre alla stessa altezza, mentre il registro superiore è mantenuto libero da qualsiasi elemento che ne interrompa la continuità. Le carte possono perciò essere disposte in qualsiasi sequenza, e ogni permutazione compone un paesaggio che si legge come se fosse stato concepito per intero. Per nove carte il numero delle disposizioni lineari è 362.880. Che le lastre fossero incise in funzione dell'intercambiabilità è confermato sugli oggetti stessi: scambiate l'una con l'altra, le carte continuano a raccordarsi, con orizzonte, piano del terreno e livello dell'acqua coincidenti in ogni permutazione esaminata. Si tratta di una proprietà del progetto e non di un accidente del disegno, e distingue un myriorama fabbricato come tale da un panorama continuo diviso in seguito in strisce. Il fondo uniforme rientra nello stesso calcolo, poiché, se il registro superiore fosse stato lasciato a carta nuda, ogni differenza di alterazione cromatica fra una carta e la sua vicina si sarebbe manifestata alla giunzione.

Il repertorio delle nove è il vocabolario codificato del pittoresco. Una rotonda classica a cupola con colonnato si innalza sopra piccole figure e un aquilone in volo; un tempietto circolare colonnato sorge in rovina su un'altura; un immenso albero morto, spogliato della corteccia, occupa da solo un'intera carta; una chiesa gotica innalza la sua guglia fra gli alberi; un'abbazia gotica giace in rovina accanto a una colonna caduta, con una figura in rosso; un portico dorico greco è accompagnato da un cane e da un rocchio di colonna caduto; un recinto murato in rovina sorge fra gli alberi; un basamento a gradoni, o tomba, è vegliato da un secondo cane; e a destra una struttura d'acqua colonnata chiude la sequenza, con una figura che porta un barile e una barca sull'acqua. Nell'uso le carte venivano distribuite su un tavolo, disposte, ammirate e ridisposte, e il myriorama era venduto su questa promessa di inesauribilità. Era al tempo stesso un passatempo e una lezione, e l'etichetta sul retro dell'involucro del piccolo Juvenile Myriorama, pubblicato a Londra intorno al 1840, raccomandava un tale set come “beautifully adapted for young persons who display a taste for the fine arts”, rivendicandone la capacità di “supersede the necessity of a number of drawing books”.

Il myriorama nacque nel momento in cui il panorama e il diorama, i grandi spettacoli commerciali dell'epoca, venivano ridotti a forma portatile e domestica, e il suo nome segue la stessa grammatica commerciale, unendo il greco myrias, moltitudine, a orama, veduta. Ralph Hyde, il cui studio sul genere resta la trattazione di riferimento, attribuisce l'invenzione del myriorama paesaggistico allo scrittore per l'infanzia Jean Pierre Brès e data la prima emissione intorno al 1822 o 1823. Quel set, un Myriorama. Collection de plusieurs milliers de paysages, fu pubblicato a Parigi da Le Fuel, libraio in rue Saint Jacques al numero 54, all'insegna del Bon Pasteur, di cui Hyde riproduce l'etichetta; un esemplare completo di trentadue carte è registrato in una collezione privata. L'etichetta non reca data, sicché la priorità dell'emissione francese si fonda sulla datazione di Hyde anziché su una sottoscrizione datata. A Londra, Samuel Leigh, dello Strand, pubblicò nel 1824 il Myriorama, a Collection of Many Thousand Landscapes, disegnato da John Heaviside Clark, in sedici carte all'acquatinta colorate a mano, seguito nello stesso anno da una seconda serie di paesaggi italiani in ventiquattro carte.

L'idea fu ripresa immediatamente. Hodgson and Company di Londra emise un set concorrente di sedici carte litografate con il titolo Polyorama, or Endless Changes of Landscapes; il maestro di disegno T. T. Dales produsse una panoramacopia in diciotto carte; un'edizione olandese da Clark apparve nel 1824; e a Norimberga l'editore e mercante di stampe Friedrich Campe pubblicò un myriorama in almeno due serie, la prima di sedici carte di rovine classiche, oggi nella collezione Werner Nekes presso il Getty Research Institute, la seconda di ventiquattro carte numerate di soggetto italiano e mediterraneo, in litografia colorata a mano, conservata allo Stadtmuseum Berlin. Intorno al 1840 il tipo era disceso a una più economica forma per l'infanzia.

Ann Bermingham ha osservato che nell'Ottocento il carattere formulare del paesaggio pittoresco era divenuto a tal punto un cliché visivo da poter essere trasformato da Clark in un gioco per bambini, e mette in relazione la seconda serie di paesaggi italiani con l'ascendenza claudiana di quella formula. L'osservazione coglie il cuore del tipo. Soltanto un paesaggio composto da convenzioni intercambiabili può essere mescolato senza assurdità, e la coesistenza di rovine gotiche e classiche entro un unico panorama non è perciò un'incoerenza ma la condizione del gioco: queste non sono vedute topografiche ma moduli, e il giocattolo è il documento del momento in cui una scuola di gusto si era irrigidita a sufficienza da poterci giocare. Nella più lunga storia dell'intrattenimento visivo il myriorama prende posto accanto al panorama pieghevole, alla vue d’optique, al peepshow di carta e al libro animato, fra gli antenati domestici del racconto per immagini. Non va confuso con il Polyorama Panoptique, apparecchio del tutto diverso di trasparenze osservate attraverso un soffietto, con il quale condivide soltanto una famiglia di nomi.

Le presenti carte non recano il nome di alcun fabbricante, e nessuno è stato identificato. Ciò che si può stabilire con precisione è ciò che esse non sono, e le esclusioni sono di per sé istruttive. Non appartengono ad alcuna delle due serie Clark e Leigh. Le carte Leigh misurano circa 200 × 70 mm, all'incirca una volta e mezza la lunghezza delle presenti; sono acquatinte colorate a mano, a fronte della linea e del puntinato con coloritura selettiva; e, elemento più eloquente, ciascuna è chiusa in testa e al piede da un filetto oltre il quale corre una fascia di cartoncino non stampato, e al centro della fascia inferiore è inciso un numero da 1 a 16, numerazione che costituisce una delle innovazioni documentate di Leigh. Le presenti carte osservano la stessa convenzione del filetto e della fascia non stampata, sicché lo spazio in cui sarebbe stato stampato un numero sopravvive intatto su di esse, ed è vuoto. L'assenza di numerazione non è pertanto un argomento dal silenzio ma un'osservazione positiva, benché si debba aggiungere, per correttezza verso le prove, che essa depone specificamente contro Leigh e non contro ogni edizione pubblicata.

Né sono carte del Juvenile Myriorama pubblicato da Joseph Thomas intorno al 1840, l'edizione di piccolo formato alla quale avrebbero potuto più plausibilmente appartenere. In quel set, che misura 102 × 59 mm, il cielo è stampato, con banchi di nubi incisi e acquerellati in rosa e una catena montuosa continua grigio-azzurra a un orizzonte costante; la coloritura è integrale anziché selettiva; il formato è sensibilmente più quadrato del presente; i motivi sono castelli in rovina, cottage dal tetto di paglia, un fiume con barche a vela e una torre rotonda con bandiera, fra i quali non compare alcuno dei soggetti presenti; e nessuna carta reca la tacca. Ciò esclude l'edizione Thomas; non esclude un'edizione affine dello stesso ramo di un altro editore. Né, infine, le presenti carte appartengono alla famiglia delle trasparenze, le cui vedute sono lavorate per la luce trasmessa, comunemente forate, localmente assottigliate e dipinte su entrambi i lati, mentre queste sono di cartoncino opaco con versi non stampati e di funzione combinatoria.

Lo scopo della tacca semicircolare resta indeterminato. È certamente originale e certamente funzionale, e si offrono quattro spiegazioni: che le carte venissero estratte per mezzo di essa da una scatola scanalata, che vi fossero alloggiate in una base o rastrelliera a fessure, che fossero appese a pioli entro una cornice, oppure che fossero sospese davanti a una luce. La terza può essere scartata, poiché una tacca aperta verso l'alto non trattiene una carta, e la quarta è esclusa dall'opacità del supporto. Fra le prime due le prove non consentono di decidere. Non è stato identificato alcun dispositivo al quale una tale tacca corrisponderebbe, e la tacca non è registrata nelle descrizioni catalografiche delle principali raccolte pubbliche consultate; ma quelle schede descrivono il numero delle carte, la loro tecnica, le loro dimensioni e il loro contenitore, e mai il trattamento dei bordi, sicché il silenzio misura il limite della ricerca più che la sopravvivenza del tipo. Gli editori documentati sono Le Fuel a Parigi, Samuel Leigh e Hodgson and Company a Londra, Friedrich Campe a Norimberga e Joseph Thomas a Londra. Le presenti carte non sono produzione di alcuno di essi, e restano opera di una mano non identificata.

Condizioni: Nel complesso buone, con l'usura propria di un oggetto fragile d'uso domestico. Il cartoncino è leggermente brunito in tutte le parti. I versi mostrano fasce verticali di alterazione cromatica lasciate da un precedente montaggio, insieme ad abrasioni e residui di adesivo; una carta presenta uno strappo con piccole mancanze in corrispondenza della tacca. Diverse didascalie lungo il margine inferiore sono sbiadite, e alcuni dei segni in testa sono abrasi o tagliati dalla rifilatura del bordo. Una carta, fotografata in luce trasmessa, non mostra filigrana. Le nove sono complete come gruppo, le superfici incise non sfregate e la coloritura fresca.

Provenienza: Didascalie in italiano, di mano ottocentesca, sopravvivono lungo il bordo inferiore di cinque delle nove carte; una reca “il tesoro”, le altre sono abrase e solo in parte leggibili, e una di esse termina con il termine che indica l'acqua in una grafia anteriore alla forma italiana moderna. Esse documentano l'uso o il possesso in un ambiente di lingua italiana; non stabiliscono una fabbricazione italiana, e nessun myriorama dell'epoca è stato ricondotto a un editore italiano o a una collezione pubblica italiana. I segni alfanumerici in testa, della stessa epoca e probabilmente della stessa mano, si leggono 2G, 6F, 4D, 3C, 5F, 84, 91, 25 e 10; quattro di essi sono inequivocabilmente numeri, sicché le carte furono a un certo punto numerate fino a novantuno. Che ciò implichi una serie numerata di tale estensione dipende dal fatto che i segni formino un'unica progressione, il che non è dimostrato; poiché nessuna edizione registrata si avvicina alle novanta carte, la lettura più economica è quella di un inventario apposto da un collezionista o da un mercante, coerente con la totale assenza di numerazione stampata. La provenienza anteriore non è nota.

Bibliografia: A. Bermingham, Learning to Draw: Studies in the Cultural History of a Polite and Useful Art, New Haven, CT: published for the Paul Mellon Centre for Studies in British Art by Yale University Press, 2000, pp. 105-106; R. Hyde, Myrioramas, Endless Landscapes: The Story of a Craze, in Print Quarterly, XXI, 4, December 2004, pp. 403-420; R. Hyde, Panoramania! The Art and Entertainment of the “All-Embracing” View, London: Trefoil Publications in association with the Barbican Art Gallery, 1988; B. M. Stafford e F. Terpak, Devices of Wonder: From the World in a Box to Images on a Screen, Los Angeles: Getty Research Institute, 2001.