Liber aggregationis seu liber secretorum












| Macro-category | Rare Books and Manuscripts |
| Subcategory | Occult |
| Author | Albertus Magnus (Pseudo-) |
| Place of printing | Koln |
| Publisher / Maker | Kornelius von Zierikzee |
| Year | 1499 |
il nucleo incunabolo della tradizione del «Grimorio di Alberto»:
la scienza occulta naturale agli albori della stampa
soltanto sette esemplari censiti nelle istituzioni pubbliche
Pseudo-Albertus Magnus. Liber aggregationis seu liber secretorum de virtutibus herbarum, de virtutibus lapidum, et de virtutibus et efficacia animalium quorumdam.
Cologne, Kornelius von Zierikzee, ca. 1499–1500.
4to (185 × 135 mm), legatura moderna in piena pelle di vitello, titolo impresso a secco sul piatto, due carte di pergamena secentesche provenienti da un documento legate come rinforzi strutturali, ff. [12], stampato in carattere gotico rotondo, 34 linee per pagina, interamente rubricato con iniziali manoscritte in rosso, ultima carta b6 bianca al verso. Segnature: ab⁶, con sistema di segnature ridotto (segnate soltanto a3, b1 e b3).
Questo raro incunabolo coloniese trasmette la più antica forma latina a stampa del Liber aggregationis, il nucleo testuale da cui si svilupparono in ultima analisi le posteriori tradizioni volgari del Grand Albert e del Petit Albert.
A differenza delle più ampie compilazioni della prima età moderna comunemente classificate come grimori, quest'opera appartiene pienamente alla tradizione tardomedievale dei libri de secretis. Presenta un compendio sistematico delle proprietà naturali occulte di erbe, pietre e animali, articolato entro una cornice filosofico-naturale aristotelica. I suoi procedimenti riguardano le virtù nascoste (virtutes occultae) operanti in natura, non scongiuri cerimoniali o invocazioni rituali. Il volume si colloca dunque all'origine genealogica del posteriore corpus magico albertino, pur restando fondamentalmente un manuale tardomedievale di scienza occulta naturale, non un grimorio di invocazione degli spiriti nel senso più tardo del termine.
Il testo si apre con un Prologus (carta a1r–a1v), che fissa le premesse epistemologiche del trattato. L'autore difende la legittimità della conoscenza degli effetti naturali, sostenendo che la scienza non è intrinsecamente malvagia, ma può essere indirizzata al bene o al male secondo l'uso che se ne fa. La magia è implicitamente distinta tra superstizione dannosa e indagine legittima della causalità naturale. Questa precisazione è centrale: il trattato si presenta come un'investigazione delle proprietà naturali, non come negromanzia illecita.
L'opera è divisa in tre libri.
Liber Primus – De Virtutibus Herbarum
Il primo libro (a2r–b1r) enumera una serie di erbe, di norma introdotte dalle rispettive denominazioni caldea, greca e latina, secondo il metodo enciclopedico caratteristico della scienza naturale medievale. Tra le piante trattate figurano eliotropio, mandragora, centaurea, salvia, serpentina, rosa e altre.
Ogni capitolo segue una struttura costante: nomenclatura, breve descrizione e un resoconto dettagliato degli effetti operativi. Le virtù attribuite comprendono la protezione dal furto, la scoperta dei misfatti, l'influenza sugli affetti, la cura delle ferite, il dominio sugli animali e rimedi per specifici malanni.
I procedimenti descritti prevedono combinazioni di sostanze vegetali con oli, polveri, fumigazioni o applicazioni amuletiche. Sebbene taluni passi possano avvicinarsi a ciò che i lettori posteriori avrebbero definito pratica magica, essi restano fondati sull'attivazione di qualità naturali intrinseche e non sull'invocazione di entità spirituali. Il testo non fornisce alcuna formula liturgica per l'evocazione dei demoni nel senso dei grimori posteriori.
Liber Secundus – De Virtutibus Lapidum
Il secondo libro (b1v–b4r) è dedicato alle pietre e ai minerali. Vi è presentata una consistente serie di lapides nominati, tra cui adamans, topazion, smaragdus, draconites, chalcedonius e molti altri.
Ogni pietra è descritta secondo il colore, la provenienza e la virtù occulta. Gli effetti attribuiti a questi minerali comprendono la protezione dagli avversari, il rafforzamento del coraggio, l'estinzione del fuoco, la guarigione delle febbri, l'influenza sui sogni, la tutela dei viaggiatori e la neutralizzazione dei veleni.
La struttura riflette con chiarezza la tradizione lapidaria medievale derivante da Plinio, Isidoro di Siviglia e dalle fonti scientifiche arabe. La logica operativa resta naturalistica: le pietre agiscono per proprietà intrinseche, spesso intese come plasmate dall'influsso celeste, e non in virtù di alcun patto con forze demoniache.
Liber Tertius – De Virtutibus Animalium
Il terzo libro (b4r–b6r) tratta degli animali e delle loro parti. Uccelli come l'aquila, la civetta e il pellicano compaiono accanto a creature terrestri quali il lupo e la talpa.
Alle sostanze animali, sangue, ossa, penne e altre parti, vengono attribuite efficacie specifiche quando preparate o portate addosso secondo i metodi prescritti.
Il trattato si conclude con una sezione sulle ore planetarie e sui tempi astrologici (b5v–b6r), con tavole che mettono in relazione giorni e ore con il governo dei pianeti. Questo apparato astrologico finale colloca saldamente l'opera entro la scienza cosmologica medievale e ne rafforza l'orientamento filosofico-naturale.
L'explicit recita: Expliciunt secreta aliqua Alberti magni de colonia super naturis virtutum et efficacia herbarum lapidum et animalium quorumdam (“Here conclude certain secrets of Albert the Great of Cologne on the natures of the powers and the efficacy of certain herbs, stones, and animals”), seguito dal verso bianco della carta b6.
Il Liber aggregationis appartiene alla tradizione tardomedievale della letteratura compilatoria dei segreti. Dal XIII secolo in poi, opere intitolate De secretis circolarono ampiamente, sintetizzando medicina erboristica, sapere lapidario, simbolismo zoologico ed experimenta pratici.
L'attribuzione ad Albertus Magnus conferiva un'autorità eccezionale. La fama di Alberto quale dottore universale della filosofia naturale rese il suo nome un potente veicolo per la trasmissione pseudoepigrafa di testi dedicati alle proprietà nascoste della natura.
Nel Sei e Settecento il materiale fondamentale di quest'opera fu assorbito e ampliato nei volgari Grand Albert e Petit Albert, dove vennero introdotti elementi rituali, talismanici e talora demonologici. Il presente incunabolo rappresenta dunque l'antenato filologico e concettuale della posteriore tradizione grimoriale albertina, pur restando esso stesso saldamente radicato nell'occultismo naturale scolastico.
Albertus Magnus (c. 1200–1280), frate domenicano, teologo e filosofo, studiò a Padova e insegnò a Parigi e a Colonia. Fu tra i principali mediatori della filosofia aristotelica verso l'Occidente latino e maestro di Tommaso d'Aquino.
Tra le sue principali opere autentiche figurano il De animalibus, trattato zoologico enciclopedico; il De mineralibus, studio mineralogico sistematico; la Summa theologiae (incompiuta); il De vegetabilibus, compendio botanico; oltre ad ampi commenti alla filosofia naturale di Aristotele.
Il Liber aggregationis è universalmente considerato pseudo-albertino. Gli studi moderni lo collocano tra le compilazioni del tardo medioevo, non entro il corpus autentico di Alberto.
Censimento: Soltanto sette esemplari censiti nelle istituzioni pubbliche: Germany, Bamberg, Staatsbibliothek; Germany, Köln, Universitäts- und Stadtbibliothek; France, Metz, Médiathèque Verlaine; The Netherlands, Heeswijk, Abdij van Berne; Russia, St Petersburg, National Library of Russia; United Kingdom, Glasgow, University Library; USA, LCH.
Condizioni: Lieve macchia marginale alla c. [6]; per il resto ben conservato e internamente fresco.
Bibliografia: GW 618; ISTC ia00264000; Copinger, 167; Goff, A-264; Klebs, 18.2; IDL, 155.



