Dissertatio de Medicina ad Certitudinem Mathematicam evehenda











| Macro-category | Rare Books and Manuscripts |
| Subcategory | Medicine |
| Author | Gaukes, Yvo |
| Place of printing | Amstelædami |
| Publisher / Maker | R. & G. Wetstenios |
| Year | 1712 |
Descartes contro Newton al capezzale del malato:
il tentativo di un medico frisone di dimostrare la medicina more geometrico
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Gaukes, Yvo. Yvonis Gaukes M. D. Dissertatio de Medicina ad Certitudinem Mathematicam evehenda: continens certa hujus artis principia; & quomodo ex iis omnia Mechanice, & Methodo Mathematica demonstrari possint. In eâ quoque habentur diversa, cum aliorum, tum maxime Cartesii & Newtoni de rebus philosophicis sententiae, sic; ut justo cuilibet veritatis arbitro apparere queat, uter ex his Viris acutissimis felicius rem acu tetigerit. Amstelædami: apud R. & G. Wetstenios, 1712.
8vo (155 × 105 mm), cartonatura coeva in carta azzurra su cartone floscio, dorso liscio con tracce di un tassello cartaceo per il titolo, tagli intonsi e non rifilati; pp. [6], 376, con quattro carte ripiegate di tavole. Frontespizio stampato in rosso e nero, le parole principali in capitali romane, con un fregio tipografico di testa sopra i dati editoriali; testo in tondo e corsivo, iniziali xilografiche ornate, che si chiude con FINIS e un ERRATA finale. Le quattro tavole ripiegate comprendono una tavola sinottica tipografica, la Diatyposis opusculi, legata dopo il frontespizio, e tre tavole incise in rame con figure geometriche e meccaniche legate in fine. Segnatura: *⁴(-*4) A–Z⁸ 2A⁴.
Prima e unica edizione della principale opera teorica del medico frisone Yvo Gaukes, ambizioso tentativo di rifondare la medicina come scienza dimostrativa dotata di certezza matematica. Composto more geometrico e articolato in definizioni, assiomi, postulati e teoremi collegati a una grande tavola sinottica ripiegata, il trattato si colloca tra le espressioni più radicali della iatromatematica del primo Settecento nel suo registro cartesiano, anziché newtoniano. Il programma enunciato sul frontespizio, che soppesa espressamente le opinioni filosofico-naturali di Descartes e Newton, fa del volume un vivido testimone della crisi metodologica della medicina tra i due paradigmi.
L'organizzazione fisica del volume rispecchia il suo metodo. L'intera sequenza dimostrativa è mappata dalla Diatyposis opusculi ripiegata, un diagramma ad albero tipografico legato dopo il frontespizio che rinvia il lettore, ramo per ramo, ai relativi paragrafi numerati, mentre le tre tavole incise forniscono l'apparato geometrico e meccanico cui le proposizioni fanno continuamente appello: la prima (Fig. 1–11) espone la geometria elementare, con angoli, cerchi, triangoli, parallelogrammi, costruzioni di punti e proiezioni sferiche; la seconda (Fig. 12–20) passa alla statica e alla meccanica, con bilance e leve caricate di pesi, un diagramma triangolato, un prisma in prospettiva e una carrucola con piano inclinato; la terza (Fig. 21–29) riunisce una colonna di lenti sovrapposte, sistemi di carrucole e pesi, una macchina a ruota dentata, un tubo a U riempito di liquido, e strumenti chirurgici a uncino e seghettati.
Il testo stesso è costruito come un unico edificio deduttivo. Dopo una breve Praefatiuncula, nella quale Gaukes ricorda che la presente indagine adempie una promessa fatta in chiusura della prefazione al primo volume della sua Praxis, esso si dispiega lungo oltre milletrecento paragrafi numerati, aprendosi con una definizione della matematica come scienza e procedendo attraverso l'apparato di definizioni, assiomi, postulati, teoremi, problemi, lemmi, corollari e scolii.
Gaukes fa dipendere la certezza medica da cinque condizioni principali: principi certi e indubitabili; oggetti semplici e certi; verità dimostrate a partire da quei principi; dimostrazioni condotte dall'intelletto; e l'ordine naturale degli oggetti. Passa quindi in rassegna i metodi di dimostrazione a disposizione del medico, ossia il sintetico, l'analitico, quello per riduzione all'assurdo, quello per indivisibili, il newtoniano, quello per infiniti, quello per approssimazione, il genitivale e il misto, prima di fondare l'insieme su quattro pilastri dimostrativi: fisica, chimica, meccanica e idraulica. Da questi pretende di dedurre le classi di verità medica esposte nella tavola sinottica: le cause remote e prossime delle malattie interne, le cause fluide delle malattie esterne, i fenomeni morbosi, i regimi, i rimedi e gli strumenti, le virtù dei rimedi e i loro modi naturali di azione, le funzioni integre e lese, le cause stabili delle malattie esterne, le operazioni chirurgiche e le varietà delle lesioni.
Il tratto distintivo dell'opera non risiede dunque in un singolo risultato clinico, quanto nel tentativo di ridurre la medicina nella sua interezza a una macchina deduttiva, una geometria applicata al corpo vivente, in cui i primi principi si considerano già disponibili e le inferenze procedono con rigore formale. L'intenzione è resa esplicita in chiusura, dove l'autore sostiene (p. 376, immediatamente prima del FINIS) che per dimostrare matematicamente la medicina universale non occorre moltiplicare le ipotesi, poiché la maggior parte può essere dedotta da principi e proposizioni già stabiliti. Significativamente, la tavola sinottica culmina in una historia morbi epileptici methodo mathematica demonstratur (§ 1356): Gaukes applica il suo metodo alla storia di un singolo caso patologico, l'epilessia, oggetto della sua stessa dissertazione inaugurale del 1695, trasformando così la narrazione clinica in dimostrazione ordinata.
La Dissertatio appartiene alla corrente iatromeccanica e iatromatematica che, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, cercò di spiegare il corpo animale in termini meccanici e di conferire alla medicina la certezza dimostrativa della matematica. Il suo interesse particolare risiede nella sua impronta decisamente cartesiana. Là dove gli iatromeccanici britannici Archibald Pitcairne e James Keill ancoravano la quantificazione medica alla misurazione e all'osservazione, Gaukes perseguiva una mathesis deduttiva, ricavando dimensioni e forme dei costituenti corpuscolari degli umori da considerazioni in gran parte filosofiche e facendone il fondamento di una patologia e di una terapeutica meccaniche. Il confronto tra Descartes e Newton sul frontespizio, che invita il giudice imparziale a decidere quale dei due acutissimi ingegni avesse colto nel segno con maggiore felicità, non è dunque un mero artificio commerciale, ma un'autentica testimonianza del momento in cui la medicina meccanica poteva ancora declinarsi in senso cartesiano, newtoniano, sperimentale o razionalista. Come era consuetudine per gli autori cartesiani delle terre di confine tedesco-olandesi, l'opera uscì dal commercio librario internazionale di Amsterdam, dove poteva raggiungere un pubblico dotto in tutta Europa.
Il trattato provocò una risposta quasi immediata nella Dubitatio medica de methodo docendi medicinam mathematica, discussa a Basilea nel 1714 sotto la presidenza di Theodor Zwinger III. La sua ricezione contemporanea fu in parte severa: il recensore degli Acta Eruditorum riconobbe il tentativo, ma osservò che le dimostrazioni dell'autore avevano in comune con quelle matematiche poco più del nome, mentre di Johann Bernoulli si riferisce che non trovò nell'opera nulla di matematico salvo il titolo.
Yvo Gaukes (latino Yvonis; anche Ivo; c. 1660 – 1738) fu un medico di formazione cartesiana attivo a Emden, nella Frisia orientale (Ostfriesland), regione di lingua tedesca strettamente legata, sul piano accademico e commerciale, alle università e alle stamperie della Repubblica olandese. Il suo corpus, registrato principalmente nella Allgemeine Encyclopädie der Wissenschaften und Künste, si apre con una Disputatio medica de epilepsia inaugurale (1695) ed è dominato dalle opere pratiche: la Praxis chirurgico-medica, fondata su ventisei anni di esperienza personale e pubblicata a Groningen (1700), Amsterdam (Johannes Wolters, 1708) e Napoli (1727), insieme a diversi opuscoli in volgare olandese, tra cui scritti sulla scabbia e sulla ‘sleeping sickness’ di Stolwijk. A queste aggiunse una Introductio in praxim medicinae et chirurgiae universalem (Groningen, 1721) e, in tarda età, l'apologetica Innocentia Cartesii defensa contra cl. A. Driessenium (Groningen: Jacob Sipkes, 1735), difesa di Descartes dall'accusa di ateismo mossa dal teologo di Groningen Antonius Driessen, nella quale l'autore è qualificato ‘med. dr. et phil. lect.’. Gli si attribuisce inoltre la divulgazione delle Species Lignorum, un decotto di legni affine al guaiaco, nel trattamento della sifilide. All'interno di questa produzione la Dissertatio del 1712 occupa un posto singolare, chiave di volta teorica e metodologica di una carriera per il resto dedicata alla pratica chirurgica e clinica, e fondamento filosofico esplicito del programma annunciato nella Praxis.
Condizioni: Esemplare genuino e non manipolato, nella sua cartonatura originale in carta azzurra, con ampi margini non rifilati. Il frontespizio mostra lievi segni d'uso al margine esterno superiore e una tenue gora antica, o ombreggiatura, al piede; la tavola sinottica ripiegata (Diatyposis opusculi) presenta pieghe pronunciate, minime mancanze marginali e un piccolo strappo verso il bordo destro. Il corpo del testo è per il resto pulito e ben conservato, e la carta finale dell'ERRATA è presente.
Bibliografia: S. Guidi, Data vs. Mathesis: Contrasting Epistemologies in Some Mechanizations and Quantifications of Medicine, in The Quantification of Life and Health from the Sixteenth to the Nineteenth Century: Intersections of Medicine and Philosophy, Cham: Palgrave Macmillan, 2022; Bodies of Inference: Christian Wolff’s Epistemology of the Life Sciences and Medicine, in Perspectives on Science, vol. 24, no. 3, Cambridge, Mass.: MIT Press, 2016, pp. 361; Acta Eruditorum, Leipzig, 1713 (review of the Dissertatio); Wellcome Collection, London, copy EPB/A/24165, digital record b3302019x.



