Tarot de Besancon

















| Macro-category | Playing Cards and Tarot |
| Subcategory | Tarot |
| Author | Georgin, Francois (Pellerin & Cie) |
| Provenance | Epinal |
| Publisher / Maker | Pellerin & Cie |
| Year | 1860 |
tra Marsiglia e la Svizzera: il tarocco di Besançon di Pellerin, testimone di un’iconografia transconfessionale
[Tarot]. Tarots de de Besançon. Épinal, Fabrique de Pellerin et Cie, ca. 1860.
78/78 carte (115 × 65 mm), impresse da matrici xilografiche e colorate a mascherina (pochoir) su cartoncino sottile, tipico delle produzioni popolari di Épinal, dorso decorato con un motivo arancione. La sostituzione del Papa e della Papessa con Giunone e Giove conferma il tipo di Besançon. I titoli sono iscritti in francese, con occasionali peculiarità quali L’Escamoteur per il Bagatto e Le Capucin per l’Eremita. Il mazzo reca l’identificazione dello stampatore sul Due di Coppe: “Fabrique de Pellerin et Cie à Épinal (Vosges).” “France. Pellerin” è impresso lungo i margini delle figure, su Le Fou e L’Empéreur. Le xilografie furono eseguite dal celebre incisore François Georgin.
Un mazzo completo dei “Tarots de Besançon” ipcs pattern sheet 6, stampato dalla Imagerie d’Épinal, il più influente produttore di stampe popolari nella Francia dell’Ottocento.
Questo mazzo rappresenta una delle più compiute manifestazioni di Épinal dei Tarots de Besançon. Il suo rilievo non risiede soltanto nell’esecuzione tecnica, contorni xilografici e vividi colori a mascherina, ma anche nel suo ruolo di mediatore tra il modello canonico marsigliese e varianti regionali accettabili tanto dal pubblico cattolico quanto da quello protestante. Il marchio di Pellerin diede al tarocco di Besançon una diffusione senza precedenti in Francia, Svizzera e Germania.
I Tarots de Besançon costituiscono una variante storica distintiva del tradizionale Tarot de Marseille, emersa tra Settecento e Ottocento, specialmente nelle regioni franco-svizzere e nelle aree limitrofe dell’Europa centrale. Il loro nome deriva dalla città di Besançon, nella Franca Contea, centro di primaria importanza per la fabbricazione e il commercio delle carte da gioco.
La differenza più vistosa rispetto al Tarot de Marseille risiede nella sostituzione delle figure papali, il Papa e la Papessa, con le divinità classiche Giunone e Giove. Questa “secolarizzazione” dell’iconografia può essere letta come un compromesso deliberato: se il tarocco fu inizialmente associato a contesti italiani e francesi prevalentemente cattolici, sui mercati transregionali le figure papali rischiavano di essere percepite come troppo confessionali. Con l’introduzione di divinità romane che incarnano potere e saggezza, le carte acquisirono un simbolismo più neutro e universalmente intelligibile, ampliando così la propria attrattiva.
Tra le altre caratteristiche di questo mazzo:
Il Bagatto intitolato L’Escamoteur, a sottolinearne il ruolo di prestigiatore o ingannatore.
L’Eremita denominato Le Capucin, raffigurato come un frate cappuccino anziché come un generico vegliardo.
La Giustizia (VIII) con allegorie inconsuete: un serpente e uno specchio, accanto a bilancia e spada, e l’iscrizione “LOIS” su una tavola di pietra.
La Morte, priva di titolo, in linea con le tradizioni più antiche.
L’Imperatrice e l’Imperatore privi di indici numerici.
Le carte numerali sono decorate con motivi floreali e fogliati stilizzati, che ne accrescono la qualità ornamentale. I semi sono Bastoni, Coppe, Spade e Denari, secondo la convenzione del tarocco francese.
I 21 “atouts” sono:
L’Escamoteur (“The Conjurer”)
Junon
Imperatrice
L’Empéreur
Jupiter
L’Amoureux
Il Carro
Justice
Le Capucine
La Roue de Fortune
Force
Le Pendu
La Morte (senza didascalia)
Tempérence
Le Diable
La Maison de Dieu
L’ètoile
La lune
Le Soleis
Le Jugement
Le Monde
Le origini del tarocco di Besançon affondano nelle fiorenti tradizioni cartaie della Francia, della Svizzera e della Germania del Settecento. Le carte da gioco, da tempo radicate in Italia e in Francia, si erano diffuse in tutta Europa; la variante di Besançon si sviluppò in questo ambiente multiculturale ed economicamente vivace, attingendo a influenze francesi, tedesche e svizzere. La posizione geografica di Besançon, crocevia commerciale, ne favorì l’ampia distribuzione: dalla città le carte venivano esportate in Svizzera (soprattutto nei cantoni di lingua tedesca) e nella Germania meridionale, assicurandone così la circolazione nell’Europa centrale.
La ricezione regionale può essere così riassunta:
• Francia: oltre a Besançon, città come Strasburgo e altre località dell’Alsazia divennero importanti centri di produzione. L’estetica del tarocco di Besançon attraeva un pubblico che prediligeva mazzi “esotici” in contrasto con il classico stile marsigliese, o che era più sensibile alle questioni religiose.
• Svizzera: nella Svizzera settentrionale e centrale, terre di lingua tedesca con tradizioni tanto riformate quanto cattoliche, il tarocco di Besançon fu accolto come variante accettabile di un gioco d’importazione. Gli stampatori svizzeri ne produssero versioni proprie, distribuendole localmente.
• Germania ed Europa centrale: attraverso le reti commerciali, queste carte raggiunsero la Germania meridionale e altre parti dell’Europa centrale. Le figure classiche trovarono buona accoglienza nelle aree protestanti, accrescendo la popolarità del tarocco di Besançon come scelta meno “confessionale” rispetto ai mazzi tradizionali recanti figure papali.
Il modello sopravvisse a stento ai primi decenni dell’Ottocento, soppiantato nella maggior parte delle aree dai mazzi di tarocchi a semi francesi. La sua eredità perdurò tuttavia nello “Swiss Tarot” prodotto a Diessenhofen c.1860. Assai più rari del modello marsigliese, i Tarots de Besançon costituiscono una testimonianza eloquente di come l’iconografia delle carte sia stata rimodellata dai contesti socioculturali e religiosi, illustrando la circolazione di beni e idee attraverso i confini politici e sottolineando il ruolo delle carte da gioco come strumenti di scambio culturale.
Nicolas Pellerin, maître-cartier originario di Mauvages, si stabilì a Épinal alla metà del Settecento e diede avvio a una tradizione familiare di fabbricazione di carte da gioco; il figlio Jean-Charles Pellerin (1756–1836) gli succedette nella bottega nel 1773 e nel 1796 fondò formalmente l’Imagerie Pellerin, che divenne presto la più importante fabbrica di stampe popolari di Épinal, producendo immagini devozionali, almanacchi, scene storiche e anche mazzi di tarocchi del tipo di Besançon; nel 1818 trasferì la direzione dell’impresa al figlio Nicolas Pellerin (1782–1854) e al genero Pierre-Gabriel Vadet, che ampliarono l’azienda e ne diversificarono la produzione; dopo la morte di Jean-Charles nel 1836 la famiglia mantenne il controllo della stamperia e il 30 ottobre 1858 gli eredi riorganizzarono l’attività sotto la ragione sociale Pellerin et Cᵉ, denominazione mai usata da Jean-Charles stesso ma divenuta il marchio abituale della bottega di Épinal nella seconda metà dell’Ottocento, presente sulle stampe popolari e sui mazzi di tarocchi come il Tarot de Besançon, solitamente datati ca. 1858–1865; la casa continuò a prosperare sotto le generazioni successive, adottando la litografia dopo il 1840 e consolidando la duratura reputazione dell’Imagerie d’Épinal quale principale editore europeo di immagini popolari.
François Georgin (1801–1863) fu un incisore e illustratore francese, celebrato come uno dei massimi esponenti dell’immaginario popolare dell’Ottocento e strettamente legato alla produzione di carte da gioco e tarocchi a Épinal. Nato a Épinal nel 1801, si formò come incisore fin da giovanissimo ed entrò presto nell’orbita dell’Imagerie Pellerin, dove divenne il principale collaboratore artistico di Jean-Charles Pellerin e in seguito dei suoi eredi. Georgin si specializzò nell’incisione su legno per le stampe popolari, contribuendo con centinaia di disegni che plasmarono la cultura visiva della Francia ottocentesca. La sua opera spaziò dalle scene devozionali e morali ai quadri storici, agli almanacchi, alle caricature e alle immagini educative, ma egli svolse anche un ruolo decisivo nell’incisione dei mazzi di tarocchi del tipo di Besançon prodotti dalla stamperia Pellerin. La sua mano si riconosce spesso nei vividi contorni dei trionfi e delle figure, successivamente colorati a mascherina nel caratteristico stile di Épinal. Unendo la precisione tecnica a uno spiccato senso del gusto popolare, Georgin contribuì in modo determinante al duraturo successo dell’Imagerie d’Épinal quale principale editore di images populaires. Rimase attivo fino alla morte, nel 1863, lasciando un vasto corpus di matrici incise che continuarono a essere utilizzate ben oltre la sua scomparsa, e assicurandosi la reputazione di uno dei più prolifici e influenti incisori della stampa popolare francese della prima metà dell’Ottocento.
Condizioni: lievi segni d’uso; nel complesso un mazzo molto buono.
Bibliografia: C. Perry Hargrave, A History of playing cards, Dover publications, 2021, pp. 37, 39, 81; H. Rene D’allemagne, Les cartes à jouer du XIVe au XXe siècle, Paris: Librairie Hachette, 1906; S. Kaplan, The Encyclopedia of Tarot Volume II, U.S. Games Systems, 1986, pp. 342, 358; K. Wowk, Playing Cards of The World, Lutterworth Press, 1983, p. 13; IPCS website.



