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Tarot

Minchiate Fiorentine ("Carte da Giuoco Toscane")

Anonymous · , 1820
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Minchiate Fiorentine ("Carte da Giuoco Toscane")
€ 3.600≈ US$ 4.050 · cambio del 28 settembre 2026
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TarotPlaying CardsPlaying Cards and Tarot
Macro-categoryPlaying Cards and Tarot
SubcategoryTarot
AuthorAnonymous
Year1820

raro mazzo ottocentesco di "minchiate fiorentine" dipinto a mano

Gioco derivato dai tarocchi, con origine

a Firenze nel XVI secolo

Minchiate Fiorentine. Firenze, ca. 1820.

83/97 carte [97 x 57 mm], da matrici incise su metallo, colorate a mano a stampino. Il mazzo risulta così composto: del seme di Denari sono presenti 11 carte su 14, mancanti i numeri 6, 7 e 8; del seme di Spade 12 carte su 14, mancanti il 2 e il 10; di Bastoni 14 carte su 15, mancante il 10; di Coppe 11 carte su 14, mancanti il 2, il 3 e il 9. Sono presenti tutti i 6 trionfi non numerati, mentre dei 35 trionfi numerati ne restano 30, mancanti i numeri 2, 3, 16, 20 e 21. Otto carte presentano un dorso leggermente diverso, a indicare forse una provenienza da un altro mazzo..

Le carte presentano bordi puntinati, quasi a imitazione dei bordi delle carte più antiche, formati dai margini della carta su cui era stampato il disegno del dorso e che venivano ripiegati sul fronte della carta.

I disegni seguono l'iconografia tradizionale delle minchiate, resi con maggiore dettaglio e finezza rispetto a molti altri mazzi coevi.

Il bollo fiscale sulla carta XXIIII (Libra) reca la dicitura "carte da giuoco toscane".

Una chiara distinzione tra le Minchiate fiorentine e le Minchiate bolognesi si può osservare in alcune carte specifiche: sul 4 di Denari delle Minchiate prodotte a Bologna, al posto della caratteristica figura dell'elefante tipica delle Minchiate di Firenze, compare un cartiglio con la scritta "carte fine" e il marchio del fabbricante. Sul 3 di Coppe delle Minchiate di Firenze compare la figura di un probabile leone; su quelle di Bologna figura invece la scritta "CARTE FINE IN BOLOGNA" oppure semplicemente "CARTE FINE." Sul 4 di Coppe delle Minchiate di Firenze compare la figura di una scimmietta che si specchia; su quelle di Bologna compare invece il disegno del marchio del fabbricante. Un'ulteriore indicazione di provenienza è la filigrana raffigurante un giglio, simbolo di Firenze.

La Toscana fu tra i primi stati europei a introdurre una tassa sulle carte da gioco, già a partire dal 1636. Inizialmente il sistema operava tramite un monopolio, con rivenditori autorizzati che apponevano un bollo su una carta di ciascun mazzo. Tale disciplina fu abolita nel 1781 da Pietro Leopoldo, che introdusse un bollo di Stato recante il monogramma A.G. (Amministrazione Granducale) e la dicitura "BOLLO DELLE CARTE DI TOSCANA". Dopo la restaurazione del Granducato nel 1814 e l'entrata in vigore della legge del 1816, la tassa fu ripristinata, con l'obbligo di apporre il bollo fiscale specificamente sulla carta XXIV (Libra) nei mazzi di Minchiate. Fino al 1860, quando la Toscana fu annessa al Regno di Sardegna e prese avvio l'unificazione italiana, rimase in uso il bollo granducale, recante la dicitura "Carte di Toscana" oppure "Carte da giuoco toscane", come si osserva sul presente mazzo.

I tarocchi sono un mazzo di carte da gioco la cui origine risale alla metà del XV secolo, nell'Italia settentrionale.

La più antica menzione delle carte da tarocco a Firenze si trova in una lettera del 1440, in cui Giusto Giusti dichiara di aver donato a Sigismondo Pandolfo Malatesta due mazzi di trionfi (nome con cui le carte da tarocco erano inizialmente note) prodotti a Firenze. Una menzione successiva è una Provisione [decreto] del Comune di Firenze datata 10 dicembre 1450, che le annovera tra i giochi consentiti. La più antica testimonianza a stampa del gioco dei tarocchi si trova in un piccolo volume, Dialogo dei Giuochi che nelle Vegghie Sanesi si usano di fare. Del materiale intronato. All'illustrissima et eccellentissima Signora Donna Isabella de' Medici Orsina Duchessa di Bracciano. Appresso Bertano. In Venetia, 1572.

Uno dei più antichi e affascinanti tra gli originali tarocchi italiani è il tarocco fiorentino delle Minchiate, risalente ai primi anni del Cinquecento. Impiega un mazzo di carte simile ai tarocchi, ma ampliato con ulteriori immagini allegoriche e simboliche; tra tutti i tarocchi europei, le Minchiate fiorentine contano il maggior numero di carte, ben 97 in totale.

Oltre alla maggior parte dei tradizionali 22 trionfi, il mazzo include i dodici segni dello zodiaco, le quattro virtù e i quattro elementi. I primi 35 trionfi sono numerati in cifre romane, i restanti sei non sono numerati, e tutti sono privi di nome. I primi quattro trionfi sono noti come Papi e ricevettero identità distinte solo in epoca successiva.

Seguono, non numerati: la Stella, la Luna, il Sole, l'Angelo, il Mondo, il Matto.

Nel dettaglio, i 41 trionfi sono:

Le carte dei tarocchi Minchiate sono di formato più piccolo rispetto alle carte piemontesi. Recano semi italo-spagnoli, caratterizzati, nel seme di spade, da lame diritte, lunghe e sottili, che si incrociano formando un delicato disegno a traliccio, anziché le spade curve e di grandi dimensioni tipiche dei semi puramente italiani. Anche i bastoni sono raffigurati a forma di clava.

Altre novità di questo popolare tarocco si riscontrano nelle figure e nelle carte numerali. I cavalli di coppe e denari sono raffigurati come creature per metà umane e per metà simili a draghi, mentre quelli di spade e bastoni come centauri.

I fanti di spade e bastoni sono giovani uomini dall'aspetto aggressivo, mentre quelli di coppe e denari raffigurano giovani donne.

Su molte delle carte numerali si osservano piccole vignette con animali, alcune delle quali sembrano illustrare antiche fiabe popolari europee. Per esempio, sul due di bastoni compaiono una volpe e una cicogna, che richiamano una favola di Esopo in cui una volpe invita a cena una cicogna, ma poiché il cibo viene servito su piatti piani, la cicogna non riesce a raccoglierlo. In seguito, la cicogna invita a sua volta a cena la volpe: questa volta il cibo viene servito in brocche dal collo lungo. Naturalmente la cicogna, grazie al becco lungo, riesce a raggiungere il cibo, mentre la volpe, non adeguatamente attrezzata, resta a digiuno.

Nel corso del XVII secolo, il tarocco delle Minchiate si diffuse a Genova, dove era noto come Ganellini, e in Sicilia, dove era chiamato Gallerini. Nel XVIII secolo la sua popolarità in Sicilia diminuì, sebbene continuasse a essere prodotto a Firenze e a Roma fino alla seconda metà del XIX secolo. Purtroppo questo splendido tarocco non viene più prodotto: l'ultimo esemplare noto è datato 1929. Questa edizione del 1929 è identica ai tarocchi cinquecenteschi, salvo che non presenta più i margini ripiegati bensì un bordo puntinato. Sebbene il nome del fabbricante compaia raramente sui mazzi di Minchiate, la maggior parte di essi fu prodotta a Firenze, a Bologna e, in seguito, a Genova.

Il termine Minchiate deriva da una voce dialettale che significa "stupido," "sciocco," ma anche "sciocchezza," a sua volta derivata dal latino mencla, forma volgare di mentula, termine che indica l'organo genitale maschile.

Condizioni: poche tracce d'uso; un mazzo in buono stato, sebbene incompleto.

Provenienza; bollo fiscale sulla carta XXIIII Libra "Carte da GIUOCO TOSCANE".

Bibliografia: S. R. Kaplan, The Encyclopaedia of Tarots, Vol. II, pp. 257,267; Schreiber, Catalogue of the collection of playing cards bequeathed to the British Museum by Lady Charlotte Schreiber, Italian, 53; Schreiber, Playing Cards of Various Ages and Countries selected from the collection of Lady Charlotte Schreiber, III, pl. 90; Kathleen Wowk, Playing Cards of The World, Lutterworth Press, 1983, pp. 133-134; Sylvia Mann, All Cards are on the table - Alle Karten Auf Den Tisch, Deutsches Spielkarten-Museum Leinfelden-Echterding, 1990, Vol II, 214; Catherine Perry Hargrave, A History of playing cards, Dover publications, 2021, pp. 227 – 231.

Kaplan, p.267