Gassmann Tarot












| Macro-category | Playing Cards and Tarot |
| Subcategory | Tarot |
| Author | Gassmann |
| Provenance | Geneva |
| Publisher / Maker | François Gassmann |
| Year | 1850 - 1870 |
una compiuta espressione svizzera del canone marsigliese
il completo Tarot de Marseille de type ii
di François Gassmann, cartier a Geneve
Tarot de Marseille, Type II. Geneva (Switzerland): François Gassmann, ca. 1850–1870.
78/78 carte di tarocchi (115 × 62 mm), impresse da matrici xilografiche e colorate a mascherina (pochoir). Carte in cartone composito di fogli accoppiati, con angoli quadri e due indici. Dorsi decorati con un motivo ripetuto di linee ondulate diagonali e, in alternanza, stelline a sei punte e goccioline in nero su fondo giallo ocra. Semi italiani: Bâtons, Épées, Coupes, Deniers. Le figure, a una sola testa, comprendono Roi, Reine, Cavalier e Valet, con denominazioni francesi entro un cartiglio incorniciato al margine inferiore. Ventidue trionfi numerati I–XXI in numeri romani, più il Le Mat privo di numerazione. Sul Due di Denari compare la firma del fabbricante entro un sinuoso cartiglio a voluta a S recante Fabriquees par Gassmann. Cartier a Geneve [sic], affiancato da tulipani e da due medaglioni ornati di rosette quadrilobate. Un ulteriore elemento epigrafico distingue il Quattro di Denari, il cui medaglione centrale reca la capitale romana ”R” sormontata da una corona a cinque punte, racchiusa entro una cornice barocca dalla quale escono due bastoni incrociati con terminali rossi. Nessun bollo fiscale è presente sugli assi, caratteristica coerente con le emissioni della bottega posteriori al 1865.
Un esemplare completo e finemente conservato del Tarot de Marseille nella sua redazione di Tipo II, emesso da François Gassmann nella sua bottega di Ginevra durante la fase matura della sua attività. Il mazzo rappresenta la massima espressione svizzera francofona del canone marsigliese, del quale osserva rigorosamente l’iconografia ecclesiastica, La Papesse e Le Pape, anziché la sostituzione Giunone/Giove caratteristica della variante di Besançon.
Il mazzo aderisce alla struttura canonica del Tarot de Marseille, comprendendo cinquantasei carte di seme e ventidue trionfi. I semi seguono il sistema italiano proprio della tradizione marsigliese, e la gerarchia delle figure conserva la nomenclatura francese consueta nella produzione svizzera francofona.
I ventidue trionfi osservano la sequenza canonica: I Le Bateleur, II La Papesse, III L’Imperatrice, IIII L’Empereur, V Le Pape, VI L’Amoureux, VII Le Chariot, VIII La Justice, VIIII L’Ermite, X La Roue de Fortune, XI La Force, XII Le Pendu, XIII (senza titolo), XIIII La Temperance, XV Le Diable, XVI La Maison de Dieu, XVII L’Etoile, XVIII La Lune, XVIIII Le Soleil, XX Le Jugement, XXI Le Monde e Le Mat. Il mazzo si conforma diagnosticamente al Tarot de Marseille di Tipo II quale codificato da Dummett e Depaulis: il Diavolo reca ali ridotte e nessun volto secondario sul ventre; la Luna è resa di profilo, in forma di crescente; il Mondo mostra una figura femminile nuda danzante entro una ghirlanda ovale circondata dai quattro emblemi evangelici. La Maison de Dieu è investita da goccioline colorate, L’Etoile mostra una figura femminile seduta che versa acqua sotto una grande stella centrale circondata da cinque stelle minori, e La Roue de Fortune presenta una figura di sfinge coronata in trono sopra la ruota, affiancata da creature scimmiesche in ascesa e in discesa.
Le carte numerali sono eseguite con la densità ornamentale caratteristica dell’incisione Gassmann. Il Due di Coppe, in particolare, merita attenzione: due calici panciuti affiancano un caduceo vegetale sormontato da un’urna floreale coronata e accompagnato da due pesci simili a delfini, con uno scudo a cuore coronato, cornucopie e una raggiera solare alla base. Tale elaborazione, insieme al monogramma “R” sul Quattro di Denari, distingue la produzione Gassmann dai più sobri prototipi francesi e costituisce un solido criterio diagnostico per la bottega. L’identità della “R” resta una questione aperta nella letteratura specialistica: è stata variamente interpretata come l’iniziale di un incisore, di un socio, di un finanziatore o di un successore legato alla fase matura della bottega, ma nessuna evidenza documentaria ha finora risolto la questione.
Il presente mazzo appartiene alla tradizione svizzera francofona del Tarot de Marseille che, dalla seconda metà del Settecento, fiorì lungo un asse comprendente Ginevra, Losanna, Friburgo, Neuchâtel e Basilea. Ereditando il tipo iconografico codificato intorno al 1760 da Nicolas Conver di Marsiglia, questa scuola regionale crebbe in stretto dialogo con le botteghe di Marsiglia e di Lione, conservando tuttavia una personalità stilistica indipendente, distinta dalla linea di Besançon. La produzione Gassmann ne rappresenta la principale espressione ginevrina, caratterizzata dall’elaborazione ornamentale delle carte numerali e da una vivida policromia.
Per tutto l’Ottocento la tassazione delle carte da gioco in Svizzera rimase prerogativa cantonale; il Cantone di Ginevra imponeva che i mazzi recassero il proprio sigillo araldico sugli assi. L’assenza di tale bollatura sul presente mazzo suggerisce un’emissione destinata all’esportazione oppure un allentamento della pratica negli ultimi anni di attività della bottega. Papiers d’enveloppe sono documentati per emissioni intermedie intorno al 1865.
François Gassmann (1792–1870) condusse la propria bottega di Ginevra dal circa 1820 fino alla morte, ereditando il mestiere dal padre, Johann Georg Gassmann (circa 1766–1825), che aveva avviato l’attività cartaria della famiglia intorno al 1800 ed è documentato come uno dei principali esponenti del pattern Dauphiné ginevrino. Sotto François la bottega estese la propria produzione al Tarot de Marseille, divenendo la principale fonte ginevrina di tali mazzi lungo i decenni centrali del secolo. La dinastia Gassmann occupò una posizione centrale nella rete dei fabbricanti di carte svizzeri francofoni, accanto ai Burdel di Friburgo, ai Vachet di Losanna, ai Rochias di Neuchâtel e, più tardi, alla ditta J. Müller & Co. di Sciaffusa. La forma ortografica Gassmann, con doppia N, chiaramente leggibile sul cartiglio di firma del presente esemplare, corrisponde al cognome formalmente corretto e supera la persistente lettura Gassman della letteratura secondaria. Le sorti della bottega dopo il 1870 restano solo parzialmente documentate; alcune emissioni molto tarde (circa 1890) sembrano essere state tirate dalle matrici xilografiche originali da un successore.
Condizioni: lievi segni d’uso, tracce di foxing su Le Mat e su poche altre carte nell’insieme, stato di conservazione molto buono.
Bibliografia: S. R. Kaplan, The Encyclopedia of Tarot, vol. I, Stamford (CT): U.S. Games Systems, 1978, p. 163; T. Depaulis, W. Haas, J. McLeod, Schweizer Spielkarten 2: Das Tarockspiel in der Schweiz, Tarocke des 18. und 19. Jahrhunderts, Schaffhausen: Museum zu Allerheiligen, 2004; M. Dummett, The Game of Tarot: From Ferrara to Salt Lake City, London: Duckworth, 1980; W. Haas, Der Freiburger Spielkartenmacher Alphonse Favre, in Freiburger Geschichtsblätter, 1994; B. Eberhard, Die Spielkartensteuer in der Schweiz/La taxe sur les cartes à jouer, Schaffhausen: Cartophilia Helvetica, 2012; IPCS, Pattern Sheet PS-7 Swiss Tarot; Warburg Institute, London, Bilderatlas Mnemosyne, panels 50–51.



