Jeu de l'Aluette









| Macro-category | Playing Cards and Tarot |
| Subcategory | Historical Playing Cards |
| Provenance | Paris |
| Publisher / Maker | Grimaud |
| Year | 1890 |
mazzo completo colorato a mano del XIX secolo
per il francese "Jeu de l’Aluette"
l’unico gioco francese giocato con i semi delle carte spagnole
Mazzo di carte, Jeu de l’Aluette o Cartes des Pêcheurs. Paris B.P. Grimaud ca. 1890.
Mazzo completo (8,7 x 5,6 cm), 48 carte con stampa xilografica nei tipici quattro semi italo-spagnoli, colorate a mano con l’ausilio di stampini (pochoir), stampate su cartoncino spesso, dorso della carta ornato da un motivo blu, angoli squadrati.
Sull’Asso di denari B.P GRIMAUD, PARIS, sulle figure B-P- Grimaud France.
Il mazzo è colorato a mano con l’ausilio di stampini, come era consuetudine per la colorazione manuale dei mazzi di carte da gioco in passato. Lo stampino è un sottile foglio di cartoncino, pergamena o metallo, nel quale sono ritagliati i contorni e le forme generali delle figure, allo scopo di essere impresso su cartoncino o carta.
Passando un pennello carico di colore sopra lo stampino, il colore penetra nelle linee ritagliate e trasferisce la figura sul materiale sottostante. I punti, ovvero le carte numerali, richiedono generalmente un solo colore, rosso o nero, mentre le têtes, ovvero le figure, ne richiedono molti.
L’Aluette, jeu de la vache, la vache (gioco della vacca) o Cartes des Pêcheurs è un antico gioco di carte praticato nella Francia occidentale.
È un gioco di prese, praticato da quattro persone, due contro due, con quarantotto carte a semi italo-spagnoli. Si gioca con segni codificati, che permettono ai compagni di squadra di comunicarsi informazioni sulle proprie carte durante la partita.
La forma più antica della parola «aluette» è «luette», e il gioco è menzionato tre volte da Rabelais nella sua opera: una prima volta nel Pantagruel (1532), poi nel Gargantua (1534), infine nel Cinquième livre.
L’Aluette è tradizionalmente praticata nelle zone rurali e costiere comprese tra la Gironde e l’estuario della Loire, nei dipartimenti della Vendée e della Loire-Atlantique, in Bretagne e a Saint-Pierre et Miquelon.
«Dans tonte la Bretagne on editait le portrait de Paris; toutefois, quelques cartiers du littoral, tels que Jean Bernard, Et Brest, Jacques Stot, it Saint-Malo, et Ozannet, a Lorient editaient aussi des cartes a ensergnes espagnoles pour les jeux d'aluette tres en houneur pres des matelots et des pecheurs.» (D’Allemagne, cit.)
L’origine delle regole del gioco dell’Aluette resta sconosciuta e sussistono due diverse ipotesi:
Il gioco proveniva dalla Spagna e sarebbe stato portato in Francia dai marinai spagnoli nei porti della Francia occidentale (ma curiosamente il gioco sarebbe scomparso dalla Spagna senza lasciare traccia alcuna), oppure, più probabilmente, il gioco nacque nella Francia occidentale utilizzando l’unico mazzo esistente nel XVI secolo, quello italo-spagnolo, resistendo alla generalizzata conversione ai semi francesi, completata nel XVIII secolo.
Regole principali:
I quattro semi (COPPE, SPADE, DENARI, BASTONI o MAZZE) hanno la stessa forza e non esiste alcun Atout (Trump).
Le quarantotto carte, dalla più alta alla più bassa, si suddividono in quattro categorie:
Le «Luettes »:
Monsieur (3 di Denari)
Madame (3 di Coppe)
Le borgne (2 di Denari)
La vache (2 di Coppe)
I «Doubles»:
Grand Neuf (9 di Coppe)
Petit Neuf (9 di Denari)
Deux de chêne (2 di Bastoni)
Deux d'écrit (2 di Spade)
16 Figures (figure): as (Assi), Rois (Re), Dames o Cavalières (Regine o Cavalieri), Valets (Fante)
24 Cartes Faibles (les «Bigailles») (carte deboli): dal 9 al 3 (eccetto il 3 di Denari, il 3 di Coppe, il 9 di Coppe e il 9 di Denari).
Il 5 di Denari è chiamato «bise-dur», senza che la carta abbia alcun valore particolare, e raffigura una coppia che si bacia o si abbraccia.
Le carte da gioco furono inventate nella Cina imperiale, e sono stati rinvenuti esemplari risalenti già al IX secolo, durante la dinastia Tang (618-907). Le donne figuravano tra i giocatori più assidui, e il primo libro conosciuto sulle carte, intitolato Yezi Gexi (presumibilmente scritto negli anni 860), fu originariamente redatto da una donna dell’epoca Tang, e in seguito arricchito da altri studiosi cinesi.
Nell’XI secolo le carte da gioco si erano ormai diffuse in tutto il continente asiatico. Durante la dinastia Ming (1368-1644), personaggi tratti da romanzi come il Water Margin comparivano frequentemente sulle facce delle carte da gioco.
Le carte da gioco entrarono in Europa per la prima volta all’inizio del XIV secolo, probabilmente dall’Egitto, con semi (insiemi di carte dal disegno corrispondente) molto simili ai semi dei tarocchi di Spade, Bastoni, Coppe e Denari (detti anche dischi o pentacoli). La prima testimonianza documentaria del gioco delle carte è un documento redatto a Vitoria-Gasteiz (oggi in Spagna) nel 1334, nel quale ai Cavalieri della Banda (un ordine militare spagnolo i cui membri portavano una fascia rossa sul torace) era categoricamente proibito giocare a carte.
Per quanto riguarda la Francia, nel 1392, nel registro della Chambre des Comptes di Carlo VI di Francia, figura una voce del tesoriere reale relativa al pagamento a un certo Jacquemin Gringonneur, pittore, per tre mazzi di carte «in oro e vari colori, ornati con numerosi motivi, per lo svago di nostro signore il Re». Diciassette di queste antiche e curiose carte dipinte si conservano ancora presso la Bibliothèque Nationale di Parigi.
Nel 1423 il frate francescano San Bernardino da Siena, in un celebre sermone tenuto a Bologna, affermò che le carte da gioco erano un’invenzione del diavolo. Dopo questa affermazione la loro popolarità crebbe rapidamente. Anche altri religiosi sostennero la stessa tesi, con conseguenze analoghe. Centocinquant’anni dopo la focosa invettiva di San Bernardino, il puritano elisabettiano John Northbrooke, in un trattato contro il gioco d’azzardo e il teatro, pubblicato nel 1576 o nel 1579, affermò con decisione che le carte da gioco erano state inventate dal diavolo «affinché potesse più facilmente introdurre l’idolatria tra gli uomini».
Le prime carte da gioco conosciute in Europa sembrano essere state quelle di tipo italiano, in seguito note come “Tarocchini’” o “Tarots.”
Percorrendo l’Europa era possibile trovare tre varietà del mazzo a quattro semi: (1) la varietà italiana e spagnola (quasi identiche); (2) la varietà germanica; (3) la varietà francese.
ITALIA E SPAGNA
COPPE. (Equivalente al nostro «Cuori».)
SPADE. (Equivalente al nostro «Picche».)
DENARI - Denari in Italia; Oros, ossia monete d’oro, in Spagna (Equivalente al nostro «Quadri».)
BASTONI o MAZZE. (Equivalente al nostro «Fiori».)
NAZIONI GERMANICHE
CUORI.
GHIANDE. (Forse equivalente al nostro «Picche».)
CAMPANELLI, ossia sonagli da falconeria. (Forse equivalente al nostro
«Quadri».)
FOGLIE. (Forse equivalente al nostro «Fiori»
FRANCIA
COEUR, un cuore. (Il nostro «Cuori».)
PIQUE, una picca. (Il nostro «Picche».)
CARREAU, una piastrella. (Il nostro «Quadri».)
TREFLE, un trifoglio, una foglia di quadrifoglio. (Il nostro «Fiori».)
La Francia divenne rapidamente la principale nazione produttrice di carte, ma il vero colpo di genio dei francesi fu quello di suddividere i quattro semi in due rossi e due neri, con simboli semplificati e più chiari. Ciò permise di produrre le carte da gioco con gli stampini, cento volte più velocemente rispetto alle tecniche tradizionali della xilografia e dell’incisione. Grazie ai processi migliorati nella fabbricazione della carta e allo sviluppo di tecniche di stampa più avanzate, tra cui la stampa a caratteri mobili di Gutenberg (1440), le più lente e costose tecniche xilografiche tradizionali, un tempo eseguite a mano, furono sostituite da una produzione assai più efficiente. Per ragioni puramente pratiche i tedeschi persero il primato che avevano detenuto sul mercato delle carte da gioco, mentre i mazzi francesi e i loro semi si diffondevano in tutta Europa, dando origine ai disegni che oggi conosciamo.
Nel corso del XV e del XVI secolo le carte francesi, prodotte nella maggior parte delle principali città della Francia, furono le migliori d’Europa, e durante il XVII e il XVIII secolo l’industria cartaria da gioco, pur fortemente ostacolata da restrizioni e imposizioni governative, continuò a rivestire grande importanza. Le carte francesi venivano esportate in Inghilterra, Italia, Spagna, Svizzera e nella maggior parte dei paesi europei […]
Un aspetto interessante del predominio francese nel campo delle carte da gioco in questo periodo è l’attenzione riservata alle figure.
Verso la fine del Cinquecento i fabbricanti francesi iniziarono ad attribuire alle figure nomi tratti da celebri opere letterarie, come la Bibbia e altri classici.
È da quest’epoca che si sviluppò la consuetudine di associare a specifiche figure nomi celebri: per i Re, i più noti e comunemente accettati sono Re David (Picche), Alessandro Magno (Fiori), Carlo Magno (Cuori) e Giulio Cesare (Quadri), a rappresentare i quattro imperi degli Ebrei, dei Greci, dei Franchi e dei Romani.
Tra i personaggi noti attribuiti alle Regine figurano la dea greca Pallade Atena (Picche), Giuditta (Cuori), Rachele moglie di Giacobbe (Quadri), e Argine (Fiori). I Fanti erano comunemente designati come La Hire (Cuori), Ogier il cavaliere di Carlo Magno (Picche), Ettore l’eroe di Troia (Quadri), e Lancillotto il cavaliere di Re Artù (Fiori).
Le pose, gli abiti e gli accessori consueti che oggi ci si aspetta di trovare in un mazzo di carte moderno affondano le proprie radici in personaggi come questi, ma non è possibile stabilire con certezza come tali dettagli abbiano avuto origine, data la grande varietà di abiti, armi e accessori raffigurati nei mazzi francesi dell’epoca. Con il tempo, tuttavia, si avviò un processo di standardizzazione, accelerato nel Settecento con l’introduzione della tassa sulle carte da gioco. Poiché a tal fine la Francia fu suddivisa in nove regioni, ai fabbricanti di ciascuna regione fu imposto di adottare un disegno standardizzato proprio della propria area. Ma fu solo quando le carte da gioco emigrarono in Inghilterra che un disegno comune iniziò davvero a dominare l’industria cartaria […] “[GURNEY, Op. cit.]
Condizioni: Condizioni molto buone.
Provenienza: Sul due di spade, bollo fiscale “Avril 12 1890 République Français”, in uso in Francia dal 1890 al 1917; i bolli sulle carte da gioco attestavano l’avvenuto pagamento della tassa sulle carte da gioco, ed erano apposti al momento dell’immissione in commercio del mazzo, non della stampa, e nel paese d’uso, non in quello di stampa.
Bibliografia: W. Gurney Benham, History of the Pack and Explanations of Its Many Secrets, Read Books, 2019; Henry Rene D'Allemagne, Antique Playing Cards: A Pictorial Treasury, I:108-sq, 1996; Catherine Perry Hargrave, A History of playing cards, Dover publications, 2021; Henry Rene D'Allemagne, Les cartes à jouer du XIV au XX siècle, Paris : Librairie Hachette, 1906.
Henry Rene D'Allemagne, Antique Playing Cards: A Pictorial Treasury, I, 205
Henry Rene D'Allemagne, Antique Playing Cards: A Pictorial Treasury, II, 106



