Giuoco d'arme dei sovrani












| Macro-category | Rare Books and Manuscripts |
| Subcategory | Educational Games & Cards |
| Author | Giustiniani |
| Year | 1691 |
giocare l'Europa: un mazzo di carte araldiche completo
in un raro libro napoletano
Finè de Brianville, Claude Oronce. Giuoco d'arme dei sovrani, e degli stati d'Europa. Per apprender l'arme, la geografia, e la storia loro curiosa. Di C. Oronce Fine, detto di Brianville. Tradotto dal francese ... da Bernardo Giustiniani veneto. In Nap. [Napoli]: nella stamperia di Giacomo Raillard, 1692.
In-16mo (108 × 70 mm), legatura coeva in piena pelle liscia, dorso con titolo e fregi decorativi dorati, pp. [24], 285, [1 bianca]. Stampato in caratteri romani e corsivi, con iniziali xilografiche e fregi tipografici. Segnatura a⁴ b⁸ A–R⁸ S⁸, S8 bianca. Completo di uno stemma inciso al verso del frontespizio, di 52 tavole incise raffiguranti stemmi araldici che compongono un mazzo completo di carte da gioco araldiche, e di una tavola incisa ripiegata raffigurante i «primi elementi, o' principii dell'arme». Le tavole, incise in rame, sono inserite nel testo nella loro collocazione originaria, ciascuna recante un riferimento di paginazione che ne indica la posizione.
Questa rara edizione napoletana del «Giuoco d'Arme» presenta un'opera didattica sofisticata, che unisce araldica, geografia politica e storia europea nella struttura ludica di un gioco di carte. Concepita da Claude Oronce Finé de Brianville nella Francia della metà del Seicento, e tradotta e ampliata per il pubblico italiano da Bernardo Giustiniani, l'opera trasforma un mazzo completo di 52 carte da gioco in uno strumento didattico sistematico. Ogni "carta" incisa raffigura un sovrano o uno stato d'Europa ed è accompagnata da concise spiegazioni testuali sulle insegne araldiche, la geografia territoriale e il contesto storico.
L'edizione napoletana del 1692, stampata da Giacomo Raillard, è particolarmente rara e degna di nota. Appare come una riproposizione della prima edizione italiana del 1681, prodotta tuttavia indipendentemente dall'editore originale, e può essere plausibilmente intesa, in termini bibliografici moderni, come un'edizione non autorizzata o contraffatta, sebbene munita di regolare approvazione ecclesiastica. La sua importanza risiede non solo nella rarità, ma anche nell'integrità materiale: l'opera conserva l'intero apparato inciso del gioco, funzionando al contempo come manuale di araldica, compendio di conoscenza politica europea e mazzo di carte tangibile e giocabile.
Il volume è organizzato secondo la logica di un mazzo standard di 52 carte, suddiviso in quattro semi, ciascuno corrispondente a una grande regione geopolitica d'Europa. Il seme italiano (Fiori) apre l'opera, seguito dalle altre regioni europee, tra cui gli stati germanici, la Francia, la Spagna e il Nord Europa. All'interno di ciascun seme, la gerarchia delle carte riflette il rango politico, dai sovrani di grado più elevato ai principi e agli stati minori.
Ogni tavola incisa raffigura uno stemma accuratamente reso, spesso accompagnato da insegne regali e ornamenti araldici. Sotto o accanto all'incisione, il testo fornisce un blasone formale, seguito da concise note sulla geografia del territorio, le sue città principali e i fatti storici salienti. L'intento pedagogico è esplicito: il lettore o il giocatore è invitato ad apprendere la scienza araldica, la geografia e la storia attraverso l'esposizione ripetuta durante il gioco.
Un tratto distintivo di questa edizione è l'integrazione delle tavole nel corpo stesso del testo. Ogni carta incisa reca un riferimento di paginazione che ne indica la collocazione prevista, caratteristica che distingue questa edizione da altre in cui le tavole sono raccolte in fondo al volume. Questa organizzazione interna rafforza l'unità di testo e immagine, sottolineando la funzione del libro come oggetto tanto di lettura quanto di gioco.
Il volume comprende inoltre una consistente tavola incisa ripiegata intitolata Primi Elementi, o' Principii dell'Arme, che funge da primer visivo dei fondamenti araldici. Questa tavola illustra pezze araldiche, smalti, partizioni e principi compositivi attraverso una fitta serie di scudetti in miniatura. La sua presenza conferma il ruolo del libro come manuale introduttivo di araldica, adatto all'istruzione sistematica.
Il Giuoco d'Arme ha origine in Francia con il Jeu d'Armoiries des Souverains et États d'Europe, pubblicato per la prima volta a Lione nel 1659. L'opera francese conobbe numerose edizioni nel corso del tardo Seicento. La traduzione italiana di Bernardo Giustiniani fu pubblicata per la prima volta a Napoli da Antonio Bulifon, con approvazione ecclesiastica datata 1677 e pubblicazione convenzionalmente assegnata al 1681. Questa edizione italiana ampliò notevolmente il contenuto storico e adattò l'impianto geopolitico per il pubblico italiano.
La presente edizione Raillard del 1692 costituisce la seconda edizione italiana. Riproduce fedelmente il testo di Giustiniani, con minime alterazioni sostanziali, la più rilevante delle quali è l'aggiornamento dello stemma papale a riflettere l'elezione di Innocenzo XII nel 1691. L'omissione del privilegio di stampa originale di Bulifon e l'inclusione di una propria istanza di ristampa da parte di Raillard suggeriscono fortemente che questa edizione sia stata prodotta in modo indipendente, e probabilmente senza l'autorizzazione dell'editore originale. Una terza e ultima edizione italiana apparve a Napoli nel 1725, stampata da Gennaro Muzio ed edita da Paolo Petrini, arricchita da un nuovo discorso geografico. Non sono note ulteriori edizioni di età moderna.
Il Giuoco d'Arme appartiene alla più ampia tradizione della letteratura didattica barocca, che cercava di unire istruzione e svago. Nell'Europa del Seicento, l'araldica funzionava come linguaggio del potere e dell'identità, strettamente intrecciato con la geografia e la storia politica. L'innovazione di Brianville consistette nel tradurre questo complesso corpo di conoscenze nel formato familiare e coinvolgente di un gioco di carte.
L'opera riflette i principi pedagogici gesuitici, in particolare l'idea del ludendo docere, insegnare attraverso il gioco. Essa risuona inoltre con la cultura delle accademie aristocratiche, come la napoletana Società degli Armeristi, fondata nel 1677, i cui membri impiegavano il gioco come esercizio didattico di araldica e storia nobiliare. Nel clima intellettuale della Napoli di tardo Seicento, caratterizzato da un fiorire di interessi eruditi e antiquari, il Giuoco d'Arme esemplifica la fusione di erudizione, cultura visiva e passatempo sociale.
Claude Oronce Finé de Brianville fu un ecclesiastico, storico e araldista francese, attivo a metà del Seicento. Abate di Saint-Benoît de Quinçay presso Poitiers, si mosse in ambienti eruditi dediti alla genealogia, al sapere emblematico e alla pedagogia. Il suo ambiente intellettuale annoverava importanti antiquari e araldisti, tra cui Claude-François Menestrier.
Le opere principali di Brianville comprendono il Jeu d'Armoiries des Souverains et États d'Europe, un innovativo gioco di carte didattico che unisce araldica, geografia e storia; la Histoire sacrée en tableaux, una storia biblica riccamente illustrata concepita per l'apprendimento visivo; e l'Abrégé méthodique de l'histoire de France, un compendio strutturato della storia dinastica francese. In tutte queste opere, Brianville perseguì costantemente l'obiettivo di educare attraverso le immagini e il gioco strutturato, anticipando sviluppi successivi della pedagogia visiva.
Condizioni: Legatura coeva in piena pelle con abrasioni e segni di usura generale. Titolo dorato al dorso sfregato. Internamente ben conservato, carta pulita e in buono stato, completo di tutte le tavole incise e della tavola araldica ripiegata.
Bibliografia: T. Willishaw, A Descriptive Catalogue of Playing and Other Cards in the British Museum, Londra: British Museum, 1876, pp. 88-92; C. Perry Hargrave, A History of playing cards, Dover publications, 2021, pp. 237-239; F. A. Fournier, Los Naipes, Museo Fournier, 1982, Italia, n. 15 (edizione 1681); S. Mann, Collecting playing Cards, Arco, 1966, p. 122.



