Jeu de Grotesque







| Macro-category | Playing Cards and Tarot |
| Subcategory | Transformation Playing Cards |
| Author | Anonymous |
| Provenance | France |
| Publisher / Maker | Anonymous |
| Year | 1800 |
Una visione grottesca del piquet: il mazzo “Léger-de-Main”
e la nascita della carta caricaturale francese
Léger-de-Main - Jeu Grotesque, France, ca. 1800.
32/32 carte (ciascuna di ca. 105 × 70 mm) stampate da matrici xilografiche su carta vergata, colorate a mano con acquerello e guazzo nei toni del giallo, rosso, blu e verde. Foglio completo non tagliato (660 × 500 mm), montato entro cornice lignea sotto vetro. Il foglio presenta otto file orizzontali di quattro carte ciascuna, disposte secondo un mazzo da piquet a 32 carte (A, K, Q, J, 10–7). Ogni carta reca una caricatura grottesca: le figure sono capovolgibili in senso verticale, mostrando volti distinti se rovesciate, mentre le carte numerali raffigurano coppie unite di schiena, i cui profili formano teste composite o bifronti. I semi (cuori, quadri, fiori, picche) compaiono in piccoli cartigli convenzionali agli angoli superiori. Non è visibile alcun bollo fiscale, il che, unitamente a considerazioni stilistiche e alla qualità della carta, suggerisce una produzione precoce, prenapoleonica, databile presumibilmente al 1795–1805 circa.
Questo raro foglio non tagliato del Léger-de-Main, o Jeu Grotesque, rappresenta uno dei primi esempi di “cartes à rire” satiriche, un'innovativa e spiritosa reinterpretazione delle tradizionali carte da gioco francesi. Concepito per il formato da piquet a 32 carte, il mazzo sostituisce le consuete figure e i numerali con teste antropomorfe grottesche il cui orientamento rivela personaggi diversi. La brillante fusione di illusione ottica e caricatura sociale esemplifica la sperimentazione ludica dell'immaginario popolare francese di fine Settecento. La sua conservazione come foglio completo e non tagliato riveste una rarità e un'importanza bibliografica eccezionali.
La struttura si attiene al mazzo francese da piquet, con otto carte per seme: asso e dal sette al re. I quattro semi sono identificabili tramite gli indici angolari, cuori, quadri, fiori e picche, ciascuno abbinato a figure caricaturali che riflettono i costumi dell'epoca. Gli assi e le figure sono concepiti con reversibilità verticale: osservati in un senso, un re o una dama possono apparire come un soldato o un borghese; capovolti, gli stessi contorni si trasformano in un altro volto. Le carte numerali (dal 7 al 10) presentano composizioni a doppia testa, che raffigurano tipicamente profili maschili e femminili fusi alla nuca, generando un ibrido comico allusivo alla satira di costume. Sotto il profilo stilistico, la geometria esasperata dei volti, i torsi minuscoli e i contorni marcati derivano dalla tradizione caricaturale di fine Settecento, affine a quella di James Gillray e dei contemporanei francesi attivi nell'incisione popolare. La coloritura, applicata a stampino o a pennello libero, accentua il contrasto grottesco tra abiti e fisionomie. Il foglio conserva i margini integri, con lievi segni di piegatura compatibili con la conservazione precedente all'incorniciatura. Non compare alcuna iscrizione, il che conferma come questo foglio sia verosimilmente circolato come stampa umoristica o modello dimostrativo per un jeux de société, piuttosto che come mazzo ritagliato e in uso.
Il Jeu Grotesque appartiene al fiorente genere delle cartes à rire apparso in Francia a cavallo del XIX secolo, quando le tradizionali carte da gioco ispirarono una molteplicità di varianti satiriche e didattiche, di soggetto botanico, musicale, morale o sociale. Tale sviluppo si accompagnò alla più ampia diffusione della caricatura attraverso la litografia e la xilografia nella Francia postrivoluzionaria, dove le stampe satiriche mettevano alla berlina tanto le pretese dell'aristocrazia quanto quelle della borghesia emergente. Mazzi di questo tipo erano insieme intrattenimento e commento sociale: il titolo Léger-de-Main (“gioco di mano”, prestidigitazione) gioca sull'illusione, evocando tanto i trucchi di prestigio quanto la trasformazione visiva, mentre “Jeu Grotesque” ne sottolinea la deformazione e lo spirito arguto. I volti reversibili o composti rivelano un fascino per la metamorfosi e l'ambiguità ottica, anticipando i giochi visivi e le caricature a doppia immagine che si diffonderanno a metà Ottocento. Questi giochi ibridi, in equilibrio fra intrattenimento e gioco visivo, incarnano il passaggio illuminista verso una cultura borghese del tempo libero e la democratizzazione dell'umorismo a stampa. Un'edizione successiva paragonabile, Le Jeu des Binettes pubblicata da B.P. Grimaud a Parigi nella seconda metà dell'Ottocento, perpetuò la medesima idea dei ritratti reversibili grotteschi, confermando la longevità di questo motivo visivo.
Condizioni: Perfettamente conservato.
Bibliografia: K. Wowk. Playing Cards of the World , Lutterworth press, 1983, p. 66; C. Perry Hargrave, A History of playing cards, Dover publications, 2021, p. 71; A. A. F. FOURNIER. Los Naipes, Museo Fournier, Vitoria : Heraclio Fournier S.A., 1982, [322], p. 141. Il. col. p. 14; H. R. D'Allemagne, Les cartes à jouer du XIV au XX siècle, Paris, Librairie Hachette, 1906.



